Maggiori rispetto allo scorso anno, ma sempre una goccia nel mare rispetto alla montagna che si è accumulata. Questo lo stato delle riscossioni del Comune di Terracina a guardare i numeri del riaccertamento dei residui attivi e passivi in vista della predisposizione del bilancio di previsione. E se le spese da sostenere, risultano tutte liquidate o liquidabili e comunque coperte per il previsionale (in tutto 18 milioni 691 mila euro di pagamenti da onorare, di cui quasi 10 milioni di euro sono di gestione competenza del 2021), i residui attivi non smettono di preoccupare, perché sono il sintomo di mancate riscossioni, e, dunque, di mancate risorse per gestire la città. I crediti che l'ente ha maturato negli anni e che ancora deve riscuotere sono al 31/12 del 2021, di 68 milioni 650 mila euro.

Si sono ridotti rispetto allo scorso anno, ma sono ancora alti. Ben 11 milioni di euro sono di competenza del 2021. Naturalmente, di quei soldi negli anni ancora non riscossi, in gran parte la provenienza è legata a mancate riscossioni relative ai titoli I e III del bilancio, ovvero le Entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa, e le entrate extratributarie. Problema antico, che si è aggravato con i due anni di pandemia, in cui alle spese richieste per far fronte alle emergenze, anche e soprattutto con il sostegno dei contributi statali, si è verificato un calo decisivo delle entrate, che molti cittadini e imprese non sono riusciti ad onorare a causa della crisi. Ne è derivato che solo nel 2021 si sono accumulati oltre 11 milioni di euro di entrate non riscosse, numero altissimo, sebbene più basso del 2019 e del 2020, quando i mancati incassi fecero registrare rispettivamente 17,4 milioni di euro e 13,5 milioni di euro. I revisori dei conti hanno dato parere favorevole alla reimputazione dei residui e alla loro cancellazione ove necessario. Ora si attende di capire cosa diranno in sede di bilancio di previsione. Di sicuro, non mancheranno di richiamare, come sempre, alle responsabilità di riscossione in capo al Comune. Una nota di questo tipo era arrivata, nel 2020, anche dalla Corte dei Conti.