Le scadenze delle concessioni balneari saranno probabilmente prorogate dal 31 dicembre 2023 alla fine del 2025. È quanto emerge dalle parole del ministro al Turismo Massimo Garavaglia, che in un incontro pubblico a Riccione ha dichiarato che sarà complesso pubblicare le gare per le concessioni entro il prossimo anno, come inizialmente previsto.

L'Italia farà ancora attendere la Commissione europea, che da anni chiede di intervenire sulla questione delle concessioni balneari, tanto che persino il Consiglio di Stato si era pronunciato fissando i limiti dei rinvii a disposizione del Governo.
Ad oggi, tutto è rimasto invariato: le richieste dell'Europa, impostate nel 2006 con la direttiva Bolkestein, non sono mai state applicate. La direttiva è chiara: l'Europa vuole che l'Italia si impegni a liberalizzare le concessioni pubbliche di tutti i beni di proprietà statale, spiagge comprese. Non avendo ancora recepito la direttiva, da anni in Italia si continua a prorogare le concessioni, soprattutto per il timore nei confronti delle gare aperte a tutti, anche ad aziende estere.
Uno scenario che, per anni, ha permesso agli stabilimenti balneari di pagare canoni di affitto molto ridotti. Lo spiega bene Il Post, che sulla base dei dati pubblicati dal Ministero delle Infrastrutture, ha disegnato la mappa degli stabilimenti e i canoni pagati annualmente.

Per esempio, nel capoluogo pontino, la stragrande maggioranza degli stabilimenti paga tra i 1.000 e i 5.000 euro anno, fatta eccezione per una struttura dove il canone è superiore ai 10mila euro all'anno, mentre ce ne sono due che, addirittura, pagano meno di 1.000 euro.

Lo stesso sembra accadere nel resto della costa pontina, da Sabaudia e fino a Terracina, mentre a Fondi si registra il maggior numero di stabilimenti che pagano meno di 1.000 euro all'anno: sono 10, contro i quattro che pagano tra i 5.000 e i 10.000 euro e i 26 che pagano tra i 1.000 e i 5.000 euro.
A Sperlonga continuano a dominare i canoni tra i 1.000 e i 5.000 euro, mentre da Gaeta a Minturno la situazione cambia, con una predominanza di stabilimenti con canoni superiori ai 10.000 euro, ma una presenza comunque importante di strutture che pagano tra i 1.000 e i 5.000 e tra i 5.000 e i 10.000 euro all'anno.