Un nuovo regolamento interno che disciplina i comportamenti di chi lavora al Santa Maria Goretti ha scatenato l'ira dei commercianti che lavorano nel circondario della struttura ospedaliera di Latina animando, allo stesso tempo, un forte malcontento tra gli stessi dipendenti del nosocomio di via Scaravelli.

Spieghiamo. Il nuovo regolamento di cui si parla è quello che disciplina l'introduzione di generi alimentari e bevande dall'esterno, con precise raccomandazioni. «Non è consentito agli utenti/pazienti e al personale a qualsiasi titolo operante all'interno del Santa Maria Goretti ordinare e farsi consegnare dall'esterno della struttura ospedaliera alimenti e bevande provenienti da operatori commerciali non espressamente autorizzati allo scopo dall'azienda sanitaria», recita la circolare redatta il 30 aprile scorso e firmata dal direttore sanitario del Goretti, Sergio Parrocchia. Il documento ha fatto arrabbiare gli esercenti che lavorano da anni nella zona dell'ospedale di Latina e che da sempre hanno basato gran parte dei propri incassi proprio sul servizio offerto ai dipendenti dell'ospedale Goretti. Ora non è più possibile perché presso la struttura sanitaria del capoluogo, dopo anni di assenza, è tornato in funzione il rinnovato bar punto ristoro inaugurato il 28 marzo. E la circolare del 30 aprile sembra avere un chiaro obiettivo: far fruttare al massimo (oltre alla mensa e ai distributori automatici) il lavoro del nuovo bar tavola calda dell'ospedale.

La società assegnataria (ha vinto la gara di appalto) lo gestirà per 9 anni versando nelle casse della Asl un canone d'affitto di poco più di 6mila e seicento euro al mese, 80mila euro all'anno. «Noi non abbiamo nulla contro il bar dell'ospedale, assolutamente, ma è inconcepibile vietare a chi lavora nella struttura di poter ordinare da noi», ha sottolineato Daniele Eramo, titolare della caffetteria Eramo di via Reni e promotore della raccolta firme contro il "monopolio" della ristorazione deciso al Santa Maria Goretti. «Abbiamo avviato una raccolta firme dei dipendenti che si ribellano a questo obbligo assurdo - ha aggiunto Daniele Eramo - Io sono stato il promotore e tutti i titolari delle attività adiacenti all'ospedale hanno avviato la petizione con i propri clienti-operatori sanitari. Io personalmente in un solo giorno ho contato quasi 400 adesioni, le firme vengono raccolte in tutti i reparti dell'ospedale». La rivolta vede in prima linea, oltre alla Caffetteria Eramo, anche il negozio di alimentari di Manuel e Silvia (sempre di via Reni), il Blue Bar di Luciano Pacella (via Michelangelo), lo Small bar di Paola Ceccano (via Tiziano), l'Avenue Cafè di Marco Riposo (via Porfiri) e la tavola calda di Annarita Di Bernardo che si trova in via Legnano e che svolgeva servizio di consegna pranzo al Goretti.

La circolare Asl firmata da Sergio Parrocchia riguarda i dipendenti (obbligo di consumare nella mensa, al bar o utilizzando i distributori automatici) e i pazienti (obbligo di alimentarsi ai distributori o al bar dell'ospedale). «Io sono 19 anni che gestisco questa attività - ha continuato Daniele Eramo - Ad aprile ho assunto a tempo indeterminato una ragazza. Facevo 30-40 consegne al giorno. E adesso, il mio investimento che fine farà senza poter effettuare consegne? Peccato che i dipendenti del Goretti non possano dire pubblicamente quello che pensano, ma a breve sarà la petizione a parlare: i numeri diranno realmente come stanno le cose».