La biblioteca comunale Aldo Manuzio, interessata da giugno 2019 per lavori di rifacimento degli spazi culturali, espositivi e ricreativi, è chiusa da allora e oggetto di una vicenda che ha dell'incredibile: a lavori quasi ultimati da almeno 18 mesi il progetto, a cui mancava solo l'adeguamento alle norme anti incendio, è appeso ad una perizia di variante, trascinato e rimpallato tra direttore dei lavori e uffici del Comune di Latina. Alla fine il progettista e direttore dei lavori, l'architetto Fabio Scalzi, ha deciso che le difficoltà di condivisione di un iter trascinato per troppo tempo non erano più superabili e, qualche giorno fa, ha rassegnato le dimissioni.

Un passaggio che complica ancora di più una vicenda che sembra la copia sbiadita di quanto avvenuto con il teatro D'Annunzio, chiuso a intermittenza da sei anni per un progetto di adeguamento anti incendio di cui non si vede la fine. Andiamo per ordine: i lavori per l'adeguamento degli spazi, interni ed esterni, della biblioteca Manuzio, dell'importo di 425 mila euro (su progetto esecutivo approvato a luglio 2018) partono nell'estate 2019 e dovevano durare tra i sei e i sette mesi, comprensivi dei collaudi e del ripristino della funzionalità della biblioteca stessa. L'intoppo viene fuori durante questi lavori quando, e si legge nella determina 1587 del 24 settembre 2020 della dirigente Vagnozzi «è stato constatato che relativamente all'immobile non è stata rinvenuta alcuna documentazione inerente la certificazione antincendio, sia agli atti del Comune che presso il Comando Provinciale dei vigili del fuoco di Latina».

Vanno dunque disposti nuovi lavori di adeguamento alle norme anti incendio della Biblioteca stimati in 140mila euro e con la determina n. 181/2021 del 12/02/2021 viene affidato l'incarico di "Progettazione esecutiva, coordinamento della sicurezza e direzione lavori" all'architetto Fabio Scalzi. L'architetto procede ma ben presto si rende conto che avere a che fare con il Comune di Latina è molto più complicato del previsto. Infatti con i lavori quasi al termine con gli spazi praticamente adeguati, riverniciati e rimessi a nuovo, proprio sul fronte del progetto ai fini della CPI emerge la necessità di redigere una perizia di variante perché la gestione è complessa, i preventivi con il passare del tempo sono scaduti e vanno riadeguati. Arriva il primo ostacolo posto dalla dirigente ai lavori pubblici Vagnozzi che a ottobre 2021 si oppone alla possibilità di spendere altri 30mila euro, quelli che servirebbero per chiudere la pratica con la perizia di variante. Inizia un rimpallo estenuante tra Scalzi e gli uffici: lui a novembre scorso consegna i lavori e chiude il contratto ma l'ente insiste per fare terminare gli ultimi interventi che mancano, proponendo un accordo bonario all'impresa.

Tutto si arena proprio su questa perizia, preparata da Scalzi in accordo con l'ufficio e che per ben due volte viene rimandata indietro alla dirigente. Infine il 10 maggio Scalzi scrive al Comune rassegnando le sue dimissioni inderogabili dopo aver più volte tentato, così avrebbe scritto, di mettere a servizio dell'amministrazione la sua professionalità. A nulla serve anche un incontro successivo che si è verificato qualche giorno fa in Comune tra il direttore dei lavori, gli uffici e la dirigente e alla presenza del sindaco, convocato proprio per dirimere la vicenda e trovare una via d'uscita. Il direttore dei lavori ha esposto tutta la vicenda evidenziando le varie occasioni nelle quali avrebbe potuto semplificare l'intero procedimento del primo appalto evitando il secondo ed ogni passaggio ulteriore per arrivare all'obiettivo di riaprire al più presto la biblioteca. E anche quelle nelle quali è rimasto inascoltato constatando l'impossibilità di lavorare in queste condizioni. Un incontro che sarebbe finito nel nervosismo generale. Oggi il risultato, al netto delle ragioni dell'una e dell'altra parte, è che la biblioteca non ha ancora la certificazione di prevenzione degli incendi, che si potevano ottenere 18 mesi fa con una semplice perizia di variante, è ancora chiusa, con un contratto risolto e con un direttore dei lavori dimissionario. E nessuna speranza di una soluzione vicina e celere.