Erano stati licenziati a voce. Prima la convocazione in azienda e poi il benservito: era il febbraio del 2017. Sulla scorta di due sentenze emesse dai giudici della sezione lavoro del Tribunale di Latina, i magistrati Valentina Avarello e Viola Montanari, tre autotrasportatori di origine straniera sono stati reintegrati. I giudici hanno ordinato all'azienda anche il pagamento delle differenze retributive oltre a tutte le retribuzioni a partire dal licenziamento fino alla data della reintegra.
A conti fatti sono 130mila euro lordi a persona. E' questa la vicenda che ha visto in qualità di ricorrenti sei stranieri, originari della Tunisia e del Marocco che tra il 2010 e il 2011 si presentano in una azienda di trasporti della provincia di Latina. Firmano dei contratti di assunzione con il datore di lavoro da cui ricevono quotidianamente le indicazioni sulle modalità con cui devono portare a termine l'attività, comprese le località dove scaricare la merce. Nel febbraio del 2017 la doccia fredda, i sei dipendenti sono licenziati e la comunicazione - come hanno sostenuto nel ricorso - avviene a voce. Una volta che gli ex autotrasportatori vanno a verificare la propria posizione facendo lo storico lavorativo con il modello C2 scoprono che in realtà il contratto che hanno firmato è con alcune cooperative pontine e non con l'azienda di trasporti. E' a quel punto che i sei lavoratori, assistiti dagli avvocati Fabrizio Tomei e Paola Catani, impugnano il licenziamento e si appellano alla sezione lavoro del Tribunale di Latina. Vengono ascoltati anche alcuni testimoni e nella prospettazione che finisce in aula, puntano su una serie di elementi a partire da una circostanza: i lavoratori ricevevano le direttive e tutte le indicazioni dall'amministratore dell'azienda di trasporti. I giudici hanno accolto tre ricorsi, sostenendo che vi è stato un rapporto di lavoro a partire dal 2011 subordinato e a tempo indeterminato e il Tribunale ha sostenuto che l'appalto tra azienda e le varie coop è illecito. Alla fine la società è stata condannata anche alla riammissione in servizio dei lavoratori con orario full time e deve rispettare un preciso inquadramento professionale. E' emerso infine che alcune cooperative erano finite anche nell'inchiesta Super Job condotta dalla Guardia di Finanza. Le verifiche degli investigatori - coordinati dai pm Luigia Spinelli e Giuseppe Bontempo - avevano puntato nel mondo delle cooperative che secondo quanto ipotizzato frodavano il Fisco.