La corsa, neanche a dirlo, non è verso il traguardo della salvezza della fascia dunale, ma più prosaicamente in direzione dell'accaparramento di risorse, e cioè dei cinque milioni di euro messi a disposizione per un progetto sulla difesa delle coste.
Se così non fosse, l'assessore all'Ambiente del Comune di Latina, che si dice «sempre aperto al confronto», si sarebbe volentieri arreso alle osservazioni del Wwf e alla relazione del geologo pontino Nello Ialongo, da sempre impegnato sul fronte della tutela ambientale.
Cosa dicono Wwf e Ialongo a proposito dell'idea di completare le opere di protezione della costa da Foceverde a Capoportiere attraverso la realizzazione di pennelli rocciosi lungo l'intero tratto di quattro chilometri di costa? Dicono una cosa semplice, quasi banale visto il sostegno empirico di cui le loro osservazioni si valgono: i pennelli rocciosi svolgono una funzione di contenimento del fenomeno dell'erosione soltanto in prossimità della loro dislocazione, ma al contempo provocano fenomeni erosivi a valle, nel caso in questione verso sud.
La riprova sta nel fatto che quando vennero posizionati i primi due o tre pennelli rocciosi a Foceverde, si rese necessario correre ai ripari nel tratto di costa immediatamente prospiciente, dove l'effetto negativo di quell'intervento aveva rapidamente cancellato la duna e un paio di stabilimenti balneari.

Dunque, che senso ha continuare con la scia di pennelli per portarli fino a Capoportiere? Anche un neofita comprenderebbe che l'effetto più immediato di quell'intervento si riverserebbe sul tratto di litorale compreso tra Capoportiere e Rio Martino.
Attualmente il problema dell'erosione sul tratto di costa di competenza del Comune di Latina riguarda appunto la fascia che si estende dall'ultimo pennello roccioso di Foceverde fino a un chilometro circa prima di Capoportiere. In Comune dovrebbero ricordare di aver sottoscritto nell'anno 2018 un protocollo d'intesa con Provincia e Regione che prevede una cosa tanto semplice quanto efficace e poco dispendiosa: ogni volta che si procede al dragaggio del canale Rio Martino e dell'imboccatura di Foce del Duca, la sabbia recuperata dal fondo va trasportata verso nord, a Foceverde, e usata per il ripascimento del tratto di costa fino a Capoportiere.

Sanno anche, in Comune, visto che ne hanno pubblicamente parlato non più di tre mesi fa, che nel corso di quattro lunghi anni questa operazione non è mai stata effettuata, perché l'amministrazione non si è mai organizzata come avrebbe dovuto per dare corso a ciò che prevede l'accordo di programma. Prova ne è che il recentissimo dragaggio sia dell'imboccatura del porto canale di Rio Martino, che quello dell'imboccatura di Foce del Duca, si sono risolti posizionando ai lati di quei varchi la sabbia recuperata, senza adoperarla per alcuna forma di ripascimento.

Forse il protocollo d'intesa è stato volutamente ignorato perché era nell'aria la possibilità di usufruire di un finanziamento di cinque milioni di euro? Sarebbe follia pensarlo, ma è follia anche pensare di rovinare definitivamente il tratto di costa Capoportiere - Foce Verde con una sequela di orrendi pettini rocciosi, il cui effetto sarebbe, lo dicono autorevoli esperti, quello di rovinare anche l'altro tratto di litorale pontino che si estende fino a Rio Martino.

Per tranquillizzarci, l'assessore Adriana Calì scrive tra le altre cose che «per chiarezza nei confronti dei cittadini, l'amministrazione si farà carico di quasi un milione di euro per le opere di ripascimento». Possiamo replicare con un «No grazie»? Occasioni di spesa migliori non mancano.

Ecco cosa dice in proposto Nello Ialongo: «Il precedente intervento di Foce Verde costituisce un modello sperimentale "in campo" altamente dimostrativo, una prova provata di quanto avverrà con assoluta certezza nella costa fino al promontorio del Circeo (ove il progetto di che trattasi dovesse essere realizzato), in un ecosistema: dune-spiaggia emersa-spiaggia sommersa, già altamente destabilizzato dal precedente intervento degli anni 2004-2008. Gli studi effettuati a sostegno del progetto al confronto non possono che avere una modesta validità, per altro sostanzialmente teorica, vista l'elevata complessità degli idrodinamismi generati dalle mareggiare e la estrema variabilità di luogo in luogo degli stessi, in particolare con il variare della morfologia dei fondali». E a dire queste cose non c'è soltanto Nello Ialongo, ma anche il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e l'Enea.

Ma nel comunicato stampa sottoscritto dall'assessore Calì si parla di «Studi recenti sulla difesa delle coste nei quali si dà risalto alle attuali indicazioni del mondo scientifico, in particolare quelle che prediligono soluzioni di cucitura tra opere rigide esistenti e interventi di ripascimento». Della serie: se qualcuno ha sbagliato, portiamo l'errore alle estreme conseguenze. Ma il Parco Nazionale del Circeo, che rischia di subire gli effetti nefasti di una eventuale realizzazione del progetto inseguito dal Comune di Latina, esiste ancora? O in assenza di un Direttore l'ente di spegne?