Ha tutta l'aria di essere materia complessa, e su questo gioca l'amministrazione Coletta per rimandare di anno in anno la soluzione della questione dell'adeguamento urbanistico e commerciale, ma in realtà si tratta di una cosa tanto semplice quanto logica: adeguare la natura urbanistica dei suoli allo stato di fatto commerciale degli edifici che vi insistono.

Il Comune di Latina se ne occupò già nel 2013, in epoca Di Giorgi, seppure con buon ritardo rispetto al dettato delle legge regionale 33 del 1999 che all'articolo 22 imponeva ai Comuni del Lazio di adeguare gli strumenti urbanistici generali e attuativi entro il termine di 180 giorni. Da allora erano dovuti trascorrere 5089 giorni prima che il Comune, il 25 ottobre 2013, arrivasse ad approvare in Consiglio comunale la delibera numero 64 che regolamentava finalmente la convivenza tra urbanistica e commercio rendendo coerenti tra loro l'edificio e il suolo. Ma è servito a poco, se nove anni dopo, cioè la settimana scorsa, all'indomani della Commissione congiunta Urbanistica-Attività Produttive, il Consigliere comunale di maggioranza Enzo De Amicis poteva esternare così: «E' una proposta, soltanto preliminare per affrontare una discussione su tutto quello che è stato fatto fino a oggi (niente, ndr) in ordine alle attività commerciali.... Un passaggio importante sarà quello di capire quanto la legge regionale consenta di migliorare rispetto all'ultimo regolamento comunale del 2013».
Mario Faticoni è il Presidente della Commissione Attività Produttive del Comune di Latina, ed è lui che ha gestito pochi giorni fa la Commissione congiunta in cui si è affrontato nuovamente il caso del riallineamento della materia urbanistica a quella commerciale.

Ma davvero siamo rimasti a questo punto? Ancora proposte, ancora incertezze?
«In realtà ci saremmo aspettati che ci venisse presentato l'adeguamento urbanistico conseguente al regolamento approvato con la delibera 64 del 2013, invece ci è stata presentata una nuova proposta di modifica di quella delibera di nove anni fa».
Secondo lei perché accade questo? Dove vuole arrivare questa amministrazione?
«Non lo so, ma sottolineo che siamo di fronte ad una grave inadempienza del Comune, perché ci sono decine e decine di attività commerciali che rientrano nella ricognizione della delibera 64 che aspettano da 9 anni questo adeguamento urbanistico».

Spieghiamo a cosa serve questo adeguamento.
«Comporta la coerenza dei certificati di destinazione d'uso dei locali, dei manufatti e dei terreni laddove non c'è allineamento. Chi possiede un capannone commerciale in zona agricola o artigianale, non può investire se non ha la certezza del suo diritto ad avviare o cedere l'attività commerciale. Chi vorrebbe investire a Latina, non si avvicina se non siamo in grado di fornire certezze su ciò che offriamo. E ci sono realtà produttive che per queste stesse ragioni non riescono ad ampliare la propria attività. E non ultimo, mi lasci dire, c'è anche l'aspetto dell'equità, perché nel 2021 il Suap ha rilasciato concessioni per 45 nuove aperture commerciali. E' un bel segnale, soprattutto di questi tempi, ma agli imprenditori che aspettano da 9 anni cosa diciamo? Che il Comune non si attiene all'obbligo imposto da una legge regionale del 1999?»

Qualcuno dell'amministrazione sostiene che quella norma sia stata superata dal Testo Unico per il Commercio del 2019.
«Il cosiddetto Tuc rimanda ai regolamenti di attuazione regionali e fa salva la potestà regolamentare degli enti locali. E ad ogni buon conto, il Tuc è privo del regolamento di attuazione, dunque di che parliamo? Comunque, con o senza regolamento, il Testo Unico per il Commercio non impedisce di dare attuazione all'adeguamento urbanistico secondo la delibera 64 del 2013».

Sostiene la maggioranza che l'intento è quello di aggiornare il precedente adeguamento del 2013.
«Ci spieghino cosa significa adeguare una cosa che non si vuole adottare da nove anni a questa parte. La verità è che si vogliono introdurre modifiche o forse stravolgere il contenuto della delibera 64, senza un confronto politico preliminare, senza un dibattito e dunque senza trasparenza».

Per dare il via al dibattito politico ci sono le Commissioni consiliari, e lei ne presiede una, in questo caso quella giusta, non trova?
«Farò la mia parte, consapevole del fatto che ho di fronte un'amministrazione che da sei lunghi anni non ha mosso un dito su questa problematica».
E' anche consapevole del fatto che a votare compatti per la delibera 64 nel 2013 furono i consiglieri di Forza Italia che oggi sostengono l'amministrazione Coletta?
«Non c'erano solo loro ad alzare la mano, ma anche tutti i consiglieri Dem che all'epoca erano all'opposizione e che oggi sono in maggioranza».
Davvero interessante.