«Maria Goretti ci fa capire tutto questo e ci invita a una revisione del modo di pensare e di vivere. Se non cambiamo, ci attende un inesorabile declino, che arriverà sotto forma di una guerra che nessuno riesce a fermare o di una svolta autoritaria di fronte al caos che cresce a tutti i livelli, se non accadrà prima qualcos'altro anche a livello di pandemie o di disastri ambientali». E' un passaggio significativo tra i tanti dell'omelia pronunciata dal vescovo Mariano Crociata in occasione della Santa Messa per il 70° anniversario della proclamazione di santa Maria Goretti a Patrona di Latina e dell'Agro Pontino, tenutasi ieri presso la parrocchia di Santa Maria Goretti in Latina. Il vescovo ha fatto alcuni accenni alla situazione locale di queste ultime settimane. «Mi pare utile ricordare che l'iniziativa di chiedere il patronato – spiega Crociata - venne, in quel 1952, dalle istituzioni e dalla società civile di Latina e provincia. Furono sindaci, consigli comunali (oggi, a quanto pare, occupati a fare ben altro!), comuni cittadini, associazioni come le Acli. La vicenda e la canonizzazione di Maria Goretti avevano lasciato una impressione profonda in tutti e avevano risvegliato la coscienza non solo religiosa, ma anche sociale e civile, nei confronti di una ragazza che aveva vissuto in questo territorio e qui aveva consumato la sua esistenza con la testimonianza di una personalità forte e coerente, a fronte di una età ancora fanciulla. C'era l'idea e la volontà di ricominciare, a partire da un nuovo modello di umanità, di moralità, di laboriosità, di cittadinanza, oltre che di fede e di Chiesa. Difficile dire fino a che punto questo progetto abbia trovato seguito, ma merita ricordarlo, soprattutto di questi tempi in cui scarseggiano i progetti e anche gli esempi".

Per il vescovo bisogna "prendere atto dei profondi sconvolgimenti intervenuti, ma non ci rassegniamo a lasciare che tutto volga verso il peggio, come sembra stia avvenendo, sia nel nostro territorio che sul piano nazionale. Da questo punto di vista, c'è una lezione profondamente attuale nell'esempio di Maria Goretti. Non le si può chiedere chissà quale coscienza civile o semplicemente avvertenza dei problemi sociali: sarebbe un anacronismo inaccettabile. E tuttavia lei insegna anche oggi una verità elementare, con il suo esempio di vita semplice e laboriosa, con il senso della famiglia e del dovere, con la sua fede e la sua preghiera. Ci insegna che le cose grandi si costruiscono a partire da alcuni elementi semplici e fondamentali. Maria Goretti si preparava a diventare una tale persona, nella sua tenera età c'erano già tutti i germi di un tale sviluppo. Ma questo vuol dire che qui sta una condizione fondamentale non solo per costruire la vita buona di una singola persona, ma pure quella di una sana collettività. Non dobbiamo scagliarci contro lo spettacolo indegno che ci trasmettono tanti uomini pubblici a tutti i livelli, per i quali il tornaconto, la conservazione del potere, la lotta per vincere sugli altri anche con danno di tutti, sono praticati senza alcuna remora o senso di vergogna, come qualcosa di naturale e perfino da esibire. Non possiamo scagliarci contro tale spettacolo perché tutto comincia da come si educano i piccoli che crescono. I quali imparano che devono mettersi in mostra, devono vincere e affermarsi a tutti i costi, che nella vita contano solo il successo, la ricchezza e il divertimento, senza guardare in faccia a nessuno, e che non ci sono regole morali da osservare perché tutto è lecito quando si tratta di averla vinta. Quelli che stanno alla ribalta nazionale o locale, quando si comportano in tale maniera, sono solo dei bambini cresciuti esattamente così, con solo qualche anno in più sulle spalle, e nulla più. Maria Goretti ci fa capire tutto questo e ci invita a una revisione del modo di pensare e di vivere»- «Non serve alimentare paure - spiega il vescovo - e non è questo che voglio fare, ma non serve nemmeno – anzi è pericoloso – cullarsi nell'illusione che alla fine tutto si risolverà e tornerà al suo posto. Se non cambiamo, le cose non si risolveranno".