Un signore di mezza età ha pensato all'inizio ad uno scherzo. Si è girato come quelle candid camera degli anni Ottanta, sembrava alla ricerca di uno specchio da qualche parte. Ma niente. La voce maschile tanto impostata del distributore automatico di benzina all'improvviso è cambiata. Ma quale italiano? Una scivolata, (anche se Latina non ha un dialetto) con una cadenza romanesca. Ecco che all'improvviso dal monitor irrompe una voce femminile che sembra sbucata da un film di Carlo Verdone. Dopo tutte le operazioni con l'inserimento delle banconote o della carta sul touch screen, arriva l'indicazione. «Riforniscite a pompa 3». Dal 18 luglio anche nel capoluogo sono in servizio i distributori automatici di carburante che parlano con una lingua diversa: in dialetto.

«Non sembra proprio il classico romanaccio», puntualizza qualcuno. Sono tre i distributori a Latina con questa funzione e sono quelli dell'Eni di proprietà: in via Isonzo, piazzale Gorizia e via Romagnoli. Molti automobilisti restano sorpresi e sembrano divertiti. «Ci cercano con lo sguardo - racconta Stefano gestore del distributore di benzina di via Isonzo - il bello è che la gente quando sente la voce con questa cadenza cerca il gestore per capire cosa sta accadendo. La cosa bella è che la maggior parte delle persone ride. Rispetto a prima, quando gli automobilisti venivano a fare benzina all'automatico e non dicevano neanche una parola, questo è diventato un modo anche per recuperare una socialità che si è persa». In tutta Italia i terminali digitali che «parlano anche in dialetto» sono 1700.

«Eni ha scelto di avviare questa iniziativa - aveva sottolineato l'azienda in una nota - perché la lingua vernacolare è una delle tradizioni che contraddistinguono i territori e contribuisce a creare un senso di appartenenza, offrendo espressioni capaci di esprimere leggerezza, ironia e immediatezza utilizzate con disinvoltura in famiglia e nei contesti informali». Anche in altri centri del territorio pontino c'è la nuova voce che guida l'operazione.

Sono centodieci dialetti in tutta Italia, uno per ogni provincia con quasi seimila frasi. Si passa dal Veneto: «Meti i schei» ad un romanesco «Ahò metti er codice». Buon viaggio.