Il caso
18.10.2022 - 10:00
Mentre il dibattito politico, soprattutto in campagna elettorale per le recenti politiche è stato aspro, i numeri dell'Inps dicono che il caro-bollette e la crisi post pandemia, dovuta anche all'esplosione dei costi della vita per il conflitto russo-ucraino, che ha investito il Paese, ha fatto salire il numero di domande per il reddito di cittadinanza.
A cui va aggiunto l'effetto legato alla scadenza naturale del reddito di cittadinanza: a fronte di un numero crescente di richieste, i beneficiari nel mese di maggio risultano in netto calo; la flessione è da attribuire al fatto che circa 255.000 nuclei hanno terminato di percepire il beneficio dopo 18 o 36 mensilità, di cui circa 225.000 appartenenti alla coorte di aprile 2019 (cioè al secondo rinnovo). Di questi, quasi 200.000 (l'80%) hanno già ripresentato domanda, e pertanto da luglio è presumibile che siano nuovamente ricompresi dentro le statistiche, determinando un nuovo picco sulla platea raggiunta dal sussidio. Fatto sta che, a fronte di circa 1,05 milioni di nuclei beneficiari a maggio 2022, il 63% sono residenti al Sud e nelle Isole. La regione con il maggior numero di famiglie destinatarie della misura è la Campania (21,9% delle prestazioni erogate), seguita da Sicilia (19%), Lazio (10,6%) e Puglia (9,3%). Il dibattito sul futuro del reddito di cittadinanza parte, dunque, da una certezza: è una prestazione che sembra "colmare" soprattutto i gap del Mezzogiorno, economici e occupazionali. Uno sbilanciamento territoriale a cui si aggiungono anche altri due importanti dati: il 47% dei beneficiari sono single, il 41% ha dei minori a carico, il 16% dei disabili.
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