Non c'è soltanto la Paguro srl di Aprilia a puntare l'indice contro l'inconcludenza dei sindaci pontini che in due anni non sono riusciti ad individuare un sito idoneo per ospitare la parte residuale dei rifiuti sottoposti a trattamento meccanico biologico, e contro il commissario ad acta Illuminato Bonsignore che per l'individuazione dei siti idonei non ha voluto tenere in considerazione la proposta di Paguro che offriva l'area di La Gogna.
Anche Ind.Eco. srl, la società che gestisce una delle due discariche di Borgo Montello, si domanda per quale ragione, di fronte a una conclamata e unanimemente riconosciuta situazione di emergenza rifiuti nessuno degli amministratori del territorio si faccia carico di rispettare l'obbligo di indicare alla Regione un sito per ricevere i rifiuti.

«Perché in un momento di grande emergenza - scrive l'Ad di Ind.Eco. Giorgio Cardona - Non è mai stata presa in considerazione la nostra proposta di accogliere in un invaso di Borgo Montello le criticità rilevate dagli enti?»
E' una domanda che suona come una provocazione se si considera che da anni si cerca di far passare l'idea che il ciclo di vita delle discariche di Borgo Montello sia finito e che quella zona non debba più sostenere una servitù sopportata per oltre quarant'anni; un'idea peraltro ribadita nei giorni scorsi nel corso di un incontro in prefettura cui hanno preso parte rappresentanti della Regione e della Provincia.
Ma il fatto che nessuno si sia soffermato a ragionare sulla proposta di Ind.Eco., così come del resto è accaduto con Paguro, testimonia dell'assoluta mancanza di vero interesse da parte degli amministratori per le sorti dell'emergenza che si va profilando in provincia di Latina con l'imminente chiusura per esaurimento della discarica di Viterbo, e disinteresse verso la ricerca di una soluzione adeguata, peraltro imposta dall'obbligo di dotarsi di un piano impiantistico capace di garantire l'autosufficienza in termini di trattamento, trasferenza e smaltimento dei rifiuti prodotti nell'ambito territoriale ottimale.

«All'indomani dell'annuncio da parte della Regione Lazio dello stato di emergenza dell'aprile 2021 - insiste Cardona - Avevamo scritto proponendo l'utilizzo di un bacino di conferimento denominato S9 che si trova a ridosso del nostro impianto, con una capacità utile di circa 600.000 metro cubi, che avrebbe potuto essere posto in esercizio in circa cinque o sei mesi per ciascuno dei tre lotti previsti. Si tratta di un progetto già presentato in Regione e valutato in conferenza dei servizi nel 2012 e poi rimasto "congelato", senza ulteriori esiti, benché il bacino in oggetto ricada su un'area estranea al piano di intervento di bonifica del sito e fuori dalle aree su cui insistono i piezometri di monitoraggio».
L'eventuale utilizzo di quel bacino di conferimento, stando ai quantitativi di residui di lavorazione di Tmb dei rifiuti prodotti in provincia di Latina, potrebbe garantire da solo un'autosufficienza almeno ventennale, chiudendo la partita delle emergenze derivanti dalle continue chiusure per esaurimento delle discariche attualmente attive nella regione.

Ma la questione di Borgo Montello è materia che scotta e non sembra esserci emergenza che tenga: a parte Ind.Eco., lì i rifiuti nessuno li vuole più.
Ne sono perfettamente consapevoli tutti i sindaci della provincia di Latina, ma ciò nonostante continuano da anni a scherzare col fuoco, perché non individuare un sito idoneo per ospitare i residui di lavorazione e trattamento dei rifiuti significa lasciare sempre aperta una finestra sull'ipotesi di un ritorno a Borgo Montello.

Davvero sull'intero territorio provinciale non esiste una zona industriale che possa fare al caso di tutti? Da Aprilia a Terracina non c'è un terreno adatto, lontano dalle abitazioni, con la corretta destinazione e servito da un'adeguata viabilità, che possa chiudere questa partita dell'emergenza e dare finalmente una risposta all'esigenza di chiudere in casa il ciclo integrato dei rifiuti?
I primi a dire no, insieme ai comitato disseminati in ogni angolo del territorio, sono i sindaci, che non riescono a vedere nei rifiuti un'opportunità ma soltanto una servitù. Non basta dire che oggi le discariche non sono più quelle di una volta; non basta spiegare che i rifiuti di cui parliamo oggi sono materiale inerte residuo di più trattamenti; non basta nemmeno sottolineare che civilissime città italiane ed estere dispongono di impianti di incenerimento a due passi dai centri storici; non basta far notare che comunque, qualcuno si fa carico di ospitare i rifiuti che noi produciamo. E soprattutto non basta nemmeno sottolineare il fatto che portare i rifiuti lontano da casa nostra ci costa una fortuna, e che malgrado l'impegno nella raccolta differenziata le nostre bollette sono sempre in aumento e mai in discesa.