Fra qualche giorno, il 15 novembre, è prevista la chiusura definitiva della discarica di Viterbo per esaurimento della capacità ricettiva dell'impianto. Entro la fine di dicembre, chiuderà anche l'impianto di Albano, e a quel punto nell'intera regione Lazio non ci sarà nemmeno una discarica aperta per ricevere i residui di lavorazione del Tmb.

Dunque i rifiuti dovranno prendere altre destinazioni, verso discariche fuori regione o addirittura all'estero, o verso impianti di termoincenerimento.

E' da tempo che questo scenario è sotto gli occhi di tutti, ciò nonostante la Regione , le province e i comuni del Lazio non si sono organizzati per fronteggiare il problema che prima o poi sarebbe arrivato, e nemmeno per dare corso alle previsioni dei piani regionale e provinciali che impongono ai diversi territori di provvedere con impianti propri alla gestione del ciclo completo dei rifiuti in ciascun ambito ottimale di riferimento, cioè le province. Se gli impianti di trattamento non ci sono, i rifiuti aumentano; se non ci sono nemmeno le discariche, aumentano i profitti di chi detiene il monopolio delle discariche. In questo, il Lazio rappresenta un caso unico, perché ora che l'impianto Mad di Roccasecca è fuori esercizio, il sistema delle discariche fa capo a un unico gruppo, quello di Manlio Cerroni. Cosa accadrà tra un mese quando Viterbo e Albano, anche quelle facenti parte dello stesso circuito monopolistico, saranno chiuse? L'emergenza costringerà la Regione a prendere una decisione, e la decisione potrebbe essere quella di consentire l'utilizzo di una nuova vasca già pronta nell'impianto romano di Malagrotta.

Questo potrebbe spiegare almeno in parte la resistenza generale verso l'individuazione di siti utili ad ospitare discariche nelle altre province laziali. Autorizzare nuovi impianti significherebbe spezzare il regime di monopolio attualmente in essere.

La provincia di Latina è stretta in questa morsa. Ind.Eco., che opera a Borgo Montello, ha in essere dal 2012 un iter per ottenere l'autorizzazione all'apertura di un nuovo invaso di stoccaggio, denominato S9, ma non c'è verso di smuovere le acque, né in un verso né in un altro.

Anche Rida Ambiente di Aprilia spinge in diverse direzioni per cercare di ottenere l'autorizzazione ad esercitare l'attività di discarica in un sito prossimo a quello dove avviene il Tmb, cosa che comporterebbe un abbattimento dei costi di conferimento e un abbassamento dei costi per l'utenza pontina che conferisce i rifiuti ad Aprilia. Ma non c'è verso di uscirne: sia Borgo Montello sia Aprilia sembrano essere fuori dai radar di qualsiasi eventuale scelta indirizzata alla realizzazione di una discarica. Poco male, si dirà, la provincia di Latina si estende in lunghezza per oltre cento chilometri. Un altro posto si troverà. Eppure abbiamo visto all'opera i sindaci pontini e l'ex presidente della Provincia Medici, che per mesi e mesi hanno finto di essere indaffarati alla ricerca di un sito, senza però arrivare mai a dama. E senza mai porre attenzione ai siti industriali esistenti sul territorio.

E il Commissario nominato dalla Regione ha individuato tre siti, due ad Aprilia (che non ne vuole nemmeno uno) e uno a Cisterna, poco praticabile.

Ma cosa sta succedendo? Assolutamente nulla di nuovo. Aspettiamo ancora un mese e vedremo se la teoria del monopolio ha un fondamento. L'emergenza di Roma sfogherà nell'apertura della vasca di Malagrotta? E nel frattempo, che ne sarà dell'autosufficienza pontina nella gestione del ciclo integrato dei rifiuti?