La prima vertenza per mancata corresponsione degli stipendi a soci lavoratori della cooperativa Karibù, che si occupa di fornire assistenza ai migranti, risale all'estate scorsa, quando sedici operatori della cooperativa avevano deciso di rivolgersi al sindacato Uiltucs per cercare di far valere i loro diritti, in alcuni casi inutilmente reclamati addirittura da undici mesi, tutti trascorsi senza percepire uno stipendio.
I responsabili della cooperativa, insieme a quelli del Consorzio Aid, erano stati convocati dall'Ispettorato del Lavoro dopo la segnalazione del sindacato, e si era giunti a ridosso di una soluzione, che poi non è arrivata. Gli incontri erano comunque serviti a mettere un punto fermo nella vicenda: i mancati pagamenti di stipendi a favore di operatori impiegati dalla cooperativa e al consorzio ammontavano ad oltre trecentomila euro.
Poi c'era stato il ritrovamento nelle campagne di Sezze di una montagna di documenti che ad un rapido esame erano risultati provenienti da organizzazioni che si occupano di assistenza ai migranti. Fino all'ultimo capitolo, quello dei suggerimenti, documentati da chat e messaggi, a trovare persone compiacenti in grado di presentare fatture alla cooperativa e al consorzio per consentire a questi ultimi di pagare i lavoratori attraverso l'illecito giro di fatture e prestazioni inesistenti.
Finalmente ieri il Procuratore della Repubblica di Latina Giuseppe De Falco ha ufficializzato che sul caso della cooperativa Karibù e del consorzio Aid sono in corso accertamenti da parte degli investigatori della Guardia di Finanza, evidentemente da tempo messi sull'avviso dagli ispettori del lavoro.