La scuola che promuove i saperi, che educa alla valorizzazione delle differenze e al lavoro di squadra proprio come in un'orchestra che è il risultato di un lavoro di gruppo che comprende numerose voci differenti. E le fa suonare tutte come fosse una voce sola.
L'idea che ti trasmette l'istituto comprensivo Giovanni Cena è proprio quello di un lavoro di orchestra ben riuscito lungo il percorso formativo dei suoi otto plessi, e non solo perché, non a caso, ha fatto dell'educazione musicale un caposaldo della sua offerta formativa che parte dalla scuola primaria e arriva a proporre nella scuola secondaria la possibilità di intraprendere lo studio di ben otto strumenti musicali. E non solo per la vivacità delle proposte e dei progetti, e per quella multiculturalità trasformata in opportunità, ma anche e soprattutto per la sua storia ormai pluridecennale coniugata oggi con le nuove tecnologie e con un approccio moderno e aperto. Con quella storia si misura da poco più di due mesi la nuova dirigente Annarita Mattarolo, proveniente da Carrara, che intende qui iniziare un lungo percorso dando stabilità e nuove opportunità all'istituto. «All'inizio le difficoltà non sono mancate – spiega - non conoscevo il territorio e questo istituto comprensivo è caratterizzato da grande complessità per dislocazione ed utenza.

Ma siamo sulla strada giusta, stiamo lavorando sulle risorse professionali per valorizzarle e stiamo implementando i progetti per favorire un maggiore successo formativo dei ragazzi che hanno bisogno di confrontarsi costantemente con le opportunità che la scuola può creare. Qui lavoriamo per rafforzare il valore dell'inclusione, a settembre abbiamo realizzato una festa di accoglienza alla primaria De Amicis al quartiere Nicolosi. Una mattinata piena di colori che ha visto i bambini protagonisti, grazie alle attività organizzate dal progetto Mediazione Sociale, promosso dal Comune di Latina. Una attività che continua con corsi di lingua italiana per bambini e per adulti in un plesso rinnovato e completamente digitalizzato». Il fiore all'occhiello dell'istituto resta poi l'indirizzo musicale, perché la Cena è tra le prime in Italia ad averlo istituito e ad avere oggi a Latina un'orchestra composta da oltre sessanta elementi e da un coro.

«Qui la musica si impara subito dall'infanzia alle medie con una continuità verticale, e cominciano dalla scuola primaria a familiarizzare con gli strumenti» – spiega ancora la dirigente. Ogni plesso ha un suo progetto che potenzia un campo specifico, dai "Giochi matematici del Mediterraneo", al progetto sulla legalità e cyberbullismo, dal progetto di Astronomia a quello "Latino… primi passi" per la classi terze della scuola secondaria, da quello per la lettura in collaborazione con le biblioteche e le librerie del territorio per creare una settimana del libro a quello sulla preistoria con un incontro con un paleontologo. In orario pomeridiano sono stati attivati corsi di potenziamento della lingua inglese, finalizzati a preparare gli alunni della scuola secondaria agli esami Cambrige English Young Learners. «Il punto centrale resta quello di valorizzare le risorse professionali - conclude la preside - abbiamo tanti docenti in gamba, chiedo loro di mettersi in gioco per affrontare la complessità del lavoro e dei tanti progetti che portiamo avanti. Hanno percepito questo messaggio, e i risultati si vedono».

Un gioco di immaginazione, ma un esercizio di giornalismo per i giovani studenti della Giovanni Cena, che in occasione del viaggio dei Tesori Pontini nelle scuole del territorio, hanno deciso di intervistare il maestro a cui è intitolato il loro plesso: Giovanni Cena. Ed ecco il loro elaborato

Incontriamo il grande letterato e pedagogista in una scuola rurale organizzata in un piccolo granaio del territorio pontino, intento ad insegnare ai bambini dei coloni che lavorano per la bonifica della palude. Siamo nel 1910, zona Casal delle Palme.

Buongiorno dottor Cena, veniamo dal futuro e siamo gli alunni dell'Istituto Comprensivo che prende da Lei nome, come preferisce essere chiamato scrittore, giornalista o maestro?
Nasco come giornalista; nel 1902 vengo assunto a Roma come capo redattore della rivista "Nuova Antologia". Con articoli del tipo "Cosa fa il campagnolo nell'Agro Romano" ho denunciato la triste vita nelle paludi che si estendevano dalla periferia di Roma fino a Littoria ed oltre. Insieme ad un piccolo gruppo di amici e studiosi - Sibilla Aleramo, Anna Fraentzel, Angelo Celli e Alessandro Marcucci - ho aperto scuole nei granai, nei vagoni ferroviari, nelle chiese in disuso, nei ruderi. Per vincere sulla palude e sulla malaria, sono fermamente convinto che è necessario prima combattere l'ignoranza della gente e ho scelto così di "diffondere la luce dell'alfabeto". Per questo motivo preferisco essere chiamato semplicemente Maestro!

Era difficile per i figli dei coloni frequentare la scuola nell'agro pontino?
Per recarsi a scuola, in questo difficile territorio, bisognava marciare a piedi, sotto pioggia e vento, spesso senza scarpe, attraversando campi inzuppati di acqua e melma. Così ho ideato la scuola mobile!

Di cosa si tratta?
Erano i maestri a raggiungere la gente nelle lestre e si portavano dietro l'occorrente: un armadio trasportabile con ruote che conteneva cattedra, lavagna, biblioteca, abaco, gessetti, quaderni, matite e quant'altro di utile. La scuola era per gli adulti, dopo i lavori nei campi. Ma quando i genitori cominciarono a comprenderne l'importanza, cercarono di mandarci i propri figli per risalire dalla miseria della loro vita alla dignità di cittadino, in una terra non più asservita al latifondo o flagellata dalla malaria".

Nella sede centrale del nostro istituto conserviamo l'iscrizione originale della Scuoletta di Casal delle Palme. Quando fu inaugurata?
Si tratta della prima scuola in muratura dell'Agro Pontino, edificata su un terreno donato da Gelasio Caetani, lungo la via Appia, fra i terreni paludosi. Nel 1921 verrà dedicata al mio nome come riconoscimento per l'impegno e la mia opera di alfabetizzazione, nonostante l'ostacolo di alcuni proprietari terrieri che avevano paura di perdere il controllo sulla gente analfabeta delle paludi. La mia scuola moderna è diventata un esempio di buone pratiche per tutta l'Italia. Da allora la scuola ha cercato di formare l'uomo e il cittadino, garantendo pari opportunità per tutti gli studenti.
Noi siamo qui a parlarne grazie al suo impegno e alla sua dedizione, maestro!

Gli alunni dell'IC
Giovanni Cena di Latina