Le attuali disposizioni normative e le pronunce della giustizia amministrativa hanno posto fine alla querelle delle proroghe delle concessioni demaniali marittime in essere e individuato la data entro la quale i Comuni costieri dovranno indire le gare per il loro nuovo affidamento: il 31 dicembre 2023 o, in caso di contenzioso, il 31 dicembre 2024.

Sembrerebbe apparire tutto chiaro e definito, ma potrebbe non essere così. Infatti, mentre si disquisiva su proroga sì o proroga no, i Comuni avrebbero dovuto redigere, adottare ed approvare i Piani di Utilizzazione degli Arenili, ovvero procedere ai loro aggiornamenti ove già approvati, per adeguarli al nuovo PUA regionale secondo le direttive stabilite dalla Regione Lazio nella Deliberazione della Giunta regionale 24 ottobre 2017, n. 668.

Si tratta di un iter complesso, quanto impegnativo, solo se si considerano le fasi di attività:
I. Adozione preliminare, da parte degli organi competenti del Comune, della proposta di documento relativo al PUA;
II. Valutazione Ambientale Strategica, nel rispetto dei precetti normativi contenuti nel testo unico ambientale;
III. Convocazione della Conferenza dei Servizi finalizzata all'approvazione del Piano; approvazione finale del PUA;
IV. Fase integrativa adempimenti dell'Ufficio.

La sola fase di Valutazione Ambientale Strategica richiede tempi tecnici di legge non inferiori a sei mesi (salvo minori tempi nella ipotesi di esclusione dalla VAS del PUA); la successiva fase della Conferenza dei Servizi finalizzata all'approvazione del Piano potrebbe richiedere altri tre mesi, se non di più.
Leggendo i dati del Piano di Utilizzazione Arenili Regionale, approvato nel 2021, la quasi totalità dei Comuni è in ritardo sugli adempimenti e, ad oggi, i procedimenti, riferiti alla prima fase, risultano in affanno o non ancora avviati.

La Regione Lazio, aveva fissato il termine di 180 giorni, dalla data di approvazione del PUA regionale, entro il quale i comuni erano tenuti ad adottare i Piani di utilizzazione degli arenili ovvero ad adeguare i PUA se già approvati. I 180 giorni assegnati dal Piano Regionale sono scaduti il 18 gennaio 2022, la Regione ha concesso una proroga al 31.12.2022 e, degli avvisi di adozione preliminari dei PUA di gran parte dei Comuni costieri, non vi è ancora notizia se si escludono le dichiarazioni degli amministratori di turno. L'interrogativo sui ritardi è correlato ai rischi conseguenti. Il primo danno è quello già previsto dallo stesso PUA Regionale: «L'adeguamento e l'approvazione dei PUA comunali sono condizioni necessarie per l'accesso ai bandi e ai finanziamenti regionali dedicati alle aree demaniali con finalità turistico ricreative».

La perdita dei finanziamenti, salvo ulteriori interventi legislativi regionali, sarà inevitabile per diversi e numerosi comuni costieri. Con i PUA, o i loro aggiornamenti, si dovrà verificare il rispetto dei parametri della Legge Regionale n. 8/2015, del Regolamento n. 19/2016, ribaditi nel piano regionale.
Uno dei principali parametri da osservare nei redigendi PUA è relativo all'obbligo di "riservare alla pubblica fruizione una quota pari ad almeno il cinquanta per cento dell'arenile di propria competenza"; a cui si aggiunge anche l'obbligo di garantire, «un'equilibrata presenza di spiagge libere e di spiagge libere con servizi» e «il rispetto in ambiti omogenei di quote di spiagge libere e spiagge libere con servizi pari almeno al 20 per cento in ciascun ambito omogeneo».

In assenza del PUA e della loro revisione non sarà possibile dare corso alle procedure di gara ad evidenza pubblica per la selezione dei concessionari a cui assegnare le aree del demanio marittimo, in quanto non si conosce la localizzazione, la distribuzione, e la tipologia delle concessioni demaniali marittime per le utilizzazioni turistico-ricreative da assentire, sulla base dei quali andrà determinata la durata delle concessioni che «deve essere correlata all'entità degli investimenti» da parte dei concessionari. Il rischio, in estrema ipotesi, è che le concessioni demaniali in essere perdono di efficacia per la decorrenza del termine perentorio di legge, le procedure competitive per la selezione dei nuovi concessionari non può essere avviata e, se così fosse, in attesa che le amministrazioni comunali completino l'iter di approvazione dei PUA, la spiaggia sarebbe tutta destinata alla libera fruizione.

In questa ipotesi si determinerebbero rilevanti danni agli utenti del mare che non potranno usufruire delle strutture e servizi balneari, agli operatori balneari uscenti che perderanno la possibilità di giocarsi la propria chance competitiva per dare continuità alla propria attività, alle pubbliche amministrazioni che dovranno accollarsi i costi del servizio di sicurezza ed assistenza ai bagnanti sull'intero litorale, ed alle attività collegate e a tutto il territorio perché si perderanno posti di lavoro e molte famiglie dovranno trovarsi altre fonti di sostentamento.

Questo perché chi è stato eletto per amministrare oltre a promettere, parlare e pontificare, avrebbe dovuto operare con pragmatismo e coltivare concretamente e serietà di mandato l'iter di approvazione dei PUA.

Il tutto in fervida attesa dei decreti legislativi di riordino e semplificazione in materia di concessioni demaniali marittime, previsti dalla legge n. 118/2022 per il mercato e la concorrenza, che dovranno tra l'altro determinare i criteri omogenei per l'individuazione delle aree suscettibili di affidamento in concessione e stabilire anche le modalità per la valutazione degli investimenti, del valore aziendale dell'impresa, della professionalità acquisita dai concessionari uscenti, nonché la valorizzazione di obiettivi di politica sociale.

Gli adempimenti sono tanti, le procedure sono complesse, il tempo è breve, il rischio di determinare danni è dietro l'angolo, con buona pace della semplificazione amministrativa.