Sarà battaglia sul Piano degli arenili, il famigerato PUA che, a Terracina, così come presentato dal Comune nell'incontro pubblico di mercoledì scorso nell'ex Tribunale alla presenza del commissario prefettizio, non va giù al Sindacato Italiano Balneari e al CNA Balneatori, vale a dire il sindacato nazionale delle imprese balneari, rispettivamente rappresentati a livello locale da Felice Enrico Di Spigno e Claudia Del Duca. Troppi i punti poco chiari del nuovo regolamento su cui puntano il dito gli operatori del settore, i quali intravedono un futuro senza certezze anche su questo fronte, visto che la categoria deve anche fare i conti con la direttiva Bolkestein che mette a rischio le concessioni balneari che si trovano sul demanio marittimo e che non escludono nemmeno bar, ristoranti e punti di ormeggio.


Ma andiamo con ordine. Il documento inviato alla Regione Lazio per una pre-approvazione, ritornerà in seguito a Terracina per le osservazioni e le eventuali modifiche che precederanno la pubblicazione sull'albo pretorio. Ed è già su come si sono svolti i lavori introduttivi che i balneari hanno posto l'accento e la propria contrarietà davanti ai rappresentanti delle diverse associazioni cittadine presenti all'incontro: «Dopo le introduzioni di rito - rendono noto i due sindacati dei balneari -, sono emerse sin da subito diverse criticità e, a nostro avviso, degli aspetti poco chiari che hanno lasciato perplessi la maggior parte dei presenti in aula. Le slides, ad esempio, non ci hanno consentito di avere l'esatta percezione del piano stesso, visto che erano sfocate e senza riferimenti e corrispondenze con le planimetrie oltre alla mancanza di un disciplinare tecnico. In poche parole, escludendo i punti in legenda, le normative e le leggi di riferimento così come esposte dai tecnici comunali non hanno sciolto i dubbi che avevamo già in precedenza sul futuro delle spiagge di Terracina».
Gli operatori di settore hanno posto l'accento soprattutto sulla superficie massima che dovrebbe avere ogni singolo stabilimento balneare limitata a 100 metri quadrati. Ogni struttura, per intenderci, secondo il "PUA terracinese" dovrà avere questo limite di superficie coperta. Ma nessuno è riuscito a comprendere come dovranno essere intesi eventuali gazebo e altre aree adibite alla consumazione di cibi e bevande. «Una cosa assurda - tuonano i balneari -, e oltretutto non contemplata nel vigente regolamento regionale n.19 del 2016. Ridurre e limitare le superfici delle strutture a 100mq significherebbe non dare la possibilità di realizzare gli spazi necessari a garantire tutti i servizi previsti dallo stesso regolamento e che ogni stabilimento balneare dovrebbe poter garantire. Infatti la Regione Lazio, adottando il Regolamento datato 2016, detta indirizzi chiari per una pianificazione atta all'utilizzo delle spiagge per tipologia di concessione e garantisce, di fatto, la preservazione e la tutela ambientale promuovendo nel contempo il mercato turistico ricreativo e ricettivo delle coste laziali. Pertanto - sottolineano gli addetti ai lavori - la giusta necessità di salvaguardare la fascia costiera dal punto di vista ambientale e paesaggistico non deve contrapporsi o limitare radicalmente, come intuibile nel progetto del PUA di Terracina, lo sviluppo delle attività sulla spiaggia per consentire una crescita dell'intero indotto in termini di offerta e valenza turistica».

Qui SIB e CNA locali mettono sul tavolo le attività accessorie stabilite dallo stesso regolamento regionale del 2016 che elenca in maniera dettagliata tutti i servizi che si possono offrire: somministrazione di cibo e bevande, intrattenimento musicale e serate danzanti, vendita di giornali, tabacchi, libri e articoli da spiaggia. E ancora: esposizioni, gallerie d'arte, attività ludiche e di benessere, ma anche corsi per attività nautiche e sportive non agonistiche, noleggio di imbarcazioni e natanti, spazi accoglienza e dedicati al web. «Tutto questo - osservano gli operatori - con solo 100 metri quadrati a disposizione. Il relatore del PUA, sottolineando più volte che è la Regione che ha posto queste limitazioni restrittive, forse ha dimenticato che la stessa Regione Lazio, con il nuovo regolamento, ha modificato ed eliminato il limite dei 100 mq previsto in quello numero 11 datato 2009. La Regione, inoltre, ha reso noto che i Comuni, in fase di redazione del PUA, devono prevedere le caratteristiche strutturali e dimensionali delle strutture, anche a carattere provvisorio, destinate ai servizi per la balneazione e al ristoro in conformità alla normativa vigente, con particolare riferimento a quello urbanistico, ambientale e paesaggistico. Caratteristiche che devono limitare l'impatto ambientale anche attraverso l'utilizzo di materiali naturali negli interventi di manutenzione ed allestimento, prediligendo lavori con materiali eco-compatibili e di facile rimozione. Quindi - aggiungono i due sindacati -, se i Comuni possono progettare strutture ritenute necessarie per garantire servizi previsti per uno sviluppo turistico ed economico per la città, sempre nel rispetto ambientale e paesaggistico e quindi garantendo posti di lavoro anche extra stagione estiva (la ormai nota destagionalizzazione), come mai non ha ritenuto utile, per quel poco che si è capito finora, produrre un vero progetto di ammodernamento delle strutture balneari per il vero rilancio di un turismo di qualità che rispecchi realmente la vocazione turistica della città e il potenziale che potrebbe davvero esprimere? Detto questo, diciamo anche che c'è chi, in città, vede il nuovo PUA come un potenziale rischio di sanatorie e nuove cementificazioni. Ma queste persone forse ignorano che esiste una normativa chiara e delle leggi contro l'abusivismo oltre a una forte azione di controllo e prevenzione da parte delle autorità e delle forze dell'ordine preposte. Per noi il PUA resta uno strumento strategico che porterebbe opportunità, sviluppo e lavoro per tutti. Secondo la nostra visione, non si fa turismo e impresa con l'integralismo né tantomeno con l'ideologia. Proseguendo su questa strada fatta solo di limitazioni, la città rischia di essere perdente rispetto alle realtà turistiche limitrofe».

Adesso SIB Confcommercio e CNA Balneatori chiedono di avere in breve tempo una copia cartacea del PUA, o un file che fino ad oggi non hanno ricevuto. «Continuiamo a percepire ostative e astio nei confronti della categoria - concludono i due sindacati -, e il fatto che nessuno sia stato coinvolto preventivamente nella pre-stesura del PUA conferma tutto questo. Qui a Terracina siamo visti come un male da estirpare. Adesso i tempi sono stretti, alla luce della scadenza per la presentazione in Regione entro il 31 dicembre, ma presenteremo ugualmente molte osservazioni e valuteremo le opportune azioni e ricorsi a tutela della categoria. Ma ci auguriamo che prevalga il buonsenso».