«Cari signori che avete preso i nostri computer, per favore potete ridarceli? Questo ci renderebbe molto felici». Era stato un appello semplice quanto significativo quello dei piccoli alunni della Giovanni Cena, privati di 31 computer dopo il furto nella scuola avvenuto appena otto giorni fa, un appello espresso con quella richiesta di senso più autentica che sa arrivare solo dai bambini. E se non è andato al dritto al cuore dei ladri ha colpito qualcun altro che ha deciso di fare la sua parte e di dare un lieto fine a questa storia, finita anche nelle cronache nazionali. Gaia, Flaminia, Chiara, Luca, Alessio, Debora, Isabella, Giada, Lorenzo, Matthias, Manuel, Sara, Alice e tanti altri bambini dell'istituto comprensivo di via Lepanto riavranno i loro computer grazie a un gruppo di imprenditori che hanno letto la vicenda resa nota da Latina Oggi e hanno deciso di finanziarne in toto l'acquisto. Luca Scuccato della ditta Scuccato S.A.Srl, ex alunno del Cena, Giampiero di Pofi della ditta SBT Engineering, Adamo Cirenza della ditta Sbt e altri ingegneri, commercialisti e operatori del mondo edile non ci hanno pensato un attimo di fronte a quella lettera e a quei disegni, che i bambini avevano scritto per mostrare tutta la loro delusione e per chiedere una restituzione di ciò che gli era stato sottratto, e hanno deciso di riacquistare tutta la strumentazione sottratta e di donarla alla scuola.

Un gesto nobile formalizzato ieri con l'incontro degli imprenditori con la dirigente, alcuni docenti e i piccoli alunni e che sarà ufficializzato il 18 dicembre. Adamo Cirenza della ditta Sbt è infatti anche musicista della banda di Latina Gioacchino Rossini impegnata quel giorno per il Natale di Latina in piazza del Popolo: finita la manifestazione la banda terrà un concerto al Cena e al termine dell'evento ci sarà la consegna dei computer nuovi. Immediata la risposta della città: Scuccato, ex alunno della scuola, colpito dalla notizia ha scritto una mail alla dirigente e da lì è partita la catena di solidarietà che arriverà a coprire più computer di quanti sono stati sottratti, con ben quaranta apparecchiature. «Siamo contenti che da un gesto triste sia nato qualcosa di così bello – spiega la dirigente Annarita Mattarolo - siamo riconoscenti a questi imprenditori e colpiti dalla reazione che la città ha avuto per questa notizia, i pc rubati erano stati appena acquistati e tirati fuori dalle scatole, era stato un danno enorme per la scuola e per tutta la comunità educante. Erano apparecchiature utilizzate esclusivamente dai ragazzi, in particolare da quelli più fragili». «Provate per un momento a tornare bambini – avevano scritto i piccoli alunni nella loro lettera ai ladri, illustrata di disegni con i pastelli - come vi sentireste se vi privassero di qualcosa che amate e che per voi è molto importante? Prendendo questi computer ci avete tolto un pezzo di futuro». E ora questo pezzo di futuro è di nuovo nelle loro mani, grazie a una città dai tanti volti, che può togliere, ma che sa anche dare. E nel più bello dei modi, spontaneammente.