La mancata riqualificazione dell'ex area industriale Svar rappresenta un fallimento condiviso in maniera trasversale dalle amministrazioni che si sono avvicendate nell'ultimo ventennio in piazza del Popolo, un'evidente incapacità di portare a compimento la pianificazione urbanistica che ha esposto il Comune di Latina a una serie di contenziosi che non si sono ancora conclusi, anzi potrebbero moltiplicarsi negli anni a venire. Il prossimo 19 gennaio infatti saranno trascorsi dieci anni dall'esecuzione del decreto di esproprio adottato per attuare il piano di zona con cui l'ente municipale intendeva realizzare palazzine di edilizia residenziale pubblica, termine entro il quale l'ente avrebbe dovuto iniziare i lavori per non incappare nella "retrocessione" e il rischio che l'espropriato chieda la decadenza della pubblica utilità. Insomma, la recente decisione del commissario straordinario di inserire la volumetria dell'ex Svar nell'elenco dei beni da valorizzare nel piano triennale delle alienazioni, non fa altro che sancire il fallimento della politica, oltre a rappresentare un vano tentativo di recuperare il terreno perso.
La legge parla chiaro, l'opera pubblica o di pubblica utilità deve essere realizzata o almeno iniziata entro il termine di dieci anni a decorrere dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, altrimenti l'espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità. La normativa consente anche di prorogare il termine ultimo per la definizione dell'esproprio, ma su questo passaggio è già pendente un contenzioso tra la vecchia proprietà e il Comune stesso, che in primo grado aveva visto il privato vedersi riconoscere dal giudice 819.325,50 euro a titolo di risarcimento per il periodo di proroga della pubblica utilità, di due anni, deciso dal Consiglio comunale subito dopo l'esproprio nel 2013, somma che in ogni caso non risulta ancora erogata dall'ente locale.
Che i termini di dieci anni alla data dell'espropriazione dell'area siano effettivamente in scadenza il prossimo 19 gennaio o meno, resta comunque evidente l'insuccesso dell'operazione avviata nel lontano 2007, tenendo conto che l'area versa ancora oggi in stato di abbandono, provocando una condizione di degrado nella quale periodicamente trovano la morte i tossicodipendenti che continuano a utilizzarla come rifugio di fortuna. Senza dimenticare che la mancata esecuzione del piano di zona, ha tradito l'interesse stesso del progetto di edilizia pubblica, non avendo potuto assecondare la necessità di immettere nel mercato immobiliare gli alloggi di edilizia convenzionata che la Regione Lazio aveva finanziato con i contributi Erp. Del resto gli ostacoli incontrati durante il percorso, come la maggiore indennità di esproprio riconosciuta alla proprietà da una sentenza della Corte d'Appello del 2018, e le mutate condizioni economiche, stanno rendendo inattuabile il piano di zona rispetto ai valori del mercato immobiliare, considerando che la vendita di case e negozi con prezzi calmierati dovrebbe consentire di coprire i costi affrontati finora dal Comune. Ma soprattutto la lunga attesa ha decimato la lista di cooperative edilizie e imprese beneficiare dei contributi Erp che dovevano realizzare le palazzine sull'area dell'ex Svar, tanto che ora il Comune, con la gestione commissariale, si è visto costretto a inserire il sito tra le proprietà da valorizzare, in cerca di privati che possano portare a compimento il piano di zona.