La Federazione Gilda-Unams ha presentato un ricorso al Tar del Lazio contro il Ministero dell'istruzione e del merito. È l'ultimo atto della battaglia intrapresa dal sindacato per tutelare i docenti lesi dal malfunzionamento della procedura informatizzata con cui sono state gestite le nomine dalle graduatorie provinciali per le supplenze.

 

A settembre scorso la Gilda ha avanzato una richiesta di accesso agli atti per conoscere il software, e dunque l'algoritmo, che sta alla base della piattaforma "Informatizzazione Nomine Supplenze" e che ha generato gravi errori nell'assegnazione degli incarichi e numerosi contenziosi da parte degli aspiranti penalizzati. A tale richiesta il Mim ha risposto solo parzialmente, fornendo una documentazione incompleta e inutile ai fini della valutazione delle criticità legate al sistema informatizzato.

 

«Dall'esame effettuato da un nostro perito informatico – spiega Patrizia Giovannini, coordinatrice provinciale della Gilda Insegnanti di Latina – è emerso che la documentazione è insufficiente per appurare le falle del sistema e che, di conseguenza, il riscontro alla nostra istanza di accesso agli atti risulta parziale. In sostanza, non ci è stata consegnata tutta la parte strumentale necessaria all'analisi tecnica del software e dell'algoritmo che ne è elemento integrante. Alla nostra successiva richiesta di integrazione degli atti per avere i dati e gli strumenti necessari per testare la corretta funzionalità del sistema, - prosegue la sindacalista - il Ministero ha risposto picche, ritenendo di aver già trasmesso tutto il necessario».

 

Secondo la Gilda e il legale incaricato di difendere il sindacato davanti al Tar si tratta invece di un'omissione da parte del Ministero, «laddove non è garantito il diritto di accesso agli atti amministrativi stabilito da una legge dello Stato, in applicazione del principio di legalità e buon andamento dell'amministrazione dettato dell'articolo 97 della Costituzione"» sottolinea l'avvocato Michele Bonetti.

 

«A causa del malfunzionamento della procedura informatizzata, molti docenti sono rimasti disoccupati nonostante ricoprissero le primissime posizioni in graduatoria, – ricorda Giovannini - con danni anche da un punto di vista personale ed economico, oltre che professionale. Ci auguriamo che il nostro ricorso al Tar induca il Ministero a consegnare il software richiesto e i relativi dati immessi nei sistemi.

 

Soltanto così sarà possibile verificare se la procedura seguita è corretta e ripristinare, secondo le direttive ministeriali, i diritti lesi».