Lo scorso 5 dicembre, durante il convegno "L'azzardo non è un gioco e sollecita le responsabilità" svoltosi nella Sala degli Imperatori del Palazzo Lateranense a Roma e promosso dalla Conferenza Episcopale del Lazio è stato lanciato un appello, tramite le Caritas diocesane, ai sindaci della regione per contrastare l' abuso di gioco d' azzardo. Il convegno era stato organizzato dopo che il 27 luglio 2022 il Consiglio Regionale aveva spazzato via il provvedimento coraggioso che la Regione Lazio aveva approvato all'unanimità nel 2020. L'emendamento infatti cancella di fatto il distanziamento: lo riduce a 250 metri dai luogi sensibili per l'apertura di nuove sale gioco (comprese quindi nuove postazioni nei bar e nelle tabaccherie) e lo elimina per tutti "gli esercizi pubblici commerciali nonché alle sale da gioco già esistenti", quindi anche quelli davanti a un centro anziani o a una scuola. Il triste fenomeno nel 2021ha visto, nel solo Lazio, 11 miliardi e 568 milioni di euro scommessi, in media 2.019 a persona, con profitti per l'industria del settore per 839 milioni e 294mila euro. Le sale da gioco con ampie superfici nelle cinque province laziali sono 378 e gli esercizi che hanno installato al loro interno le slot machine sono 5.700. La Conferenza episcopale del Lazio si impegna a creare ancora più consapevolezza su questo dramma tra le comunità cristiane, e al tempo stesso suggerisce agli amministratori locali di varare una serie di misure, tra le quali fasce orarie di apertura ridotte delle sale da gioco, l'interdizione dal gioco alle persone in evidente stato di ubriachezza e la separazione netta tra lo spazio dedicato alle slot e gli altri ambienti degli esercizi commerciali. Il gioco d'azzardo può avere forti conseguenze negative sul piano economico della persona e di chi le sta attorno. Ma, oltre a ciò, può avere come effetti secondari: ansia, depressione, insonnia, abuso di sostanze, problemi digestivi, problemi cardiaci, tentativi di suicidio. Il gioco d'azzardo patologico può, inoltre, diventare un ciclo in cui euforia e ricadute depressive si susseguono dopo alte scommesse ed altrettanto alte perdite. Anche la Caritas di Gaeta ha provveduto a consegnare l'appello ai 17 sindaci dei Comuni ricadenti nell'Arcidiocesi di Gaeta (Ausonia, Coreno Ausonio, Castelforte, Santi Cosma e Damiano, Spigno Saturnia, Minturno, Formia, Ponza, Ventotene, Gaeta, Itri, Campodimele, Sperlonga, Fondi, Monte San Biagio, Lenola, Pastena) dove l'azzardo ha prodotto nel 2021 una giocata pro-capite media, tra fisica e telematica, di 2.919 euro molto superiore rispetto alla media nazionale di 1.883 euro, nonostante che il reddito pro-capite medio (16.300 euro nel 2020) sia nettamente inferiore in confronto a quello nazionale (19.800 euro nel 2020). Ora la risposta al grido d' allarme, all' appello deve arrivare dagli amministratori locali mentre la Chiesa di Gaeta – come ribadito in una nota - si è già mobilitata per "stare sulla strada", ascoltare il grido disperato dei molti incappati in questo "cancro del XXI secolo" e offrire un contributo per contenere la vertiginosa diffusione di questa cultura della morte.