Il fatto
04.04.2026 - 16:44
Giovanni Malagò come Fausto Coppi. Un uomo solo al comando. L’immagine è potente, quasi inevitabile, e richiama alla memoria la storica frase di Mario Ferretti che celebrava l’impresa leggendaria di Fausto Coppi. Oggi quello stesso spirito sembra incarnarsi, in tutt’altro contesto, nella figura di Giovanni Malagò, sempre più al centro delle dinamiche dello sport italiano e, forse, prossimo protagonista anche nel mondo del calcio.
Da presidente del CONI, Malagò ha saputo trasformare difficoltà in opportunità. L’assegnazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 rappresenta uno dei suoi capolavori: un successo costruito tra ostacoli politici, dossier complessi e concorrenza internazionale. Un risultato che ha rilanciato l’immagine dell’Italia sportiva nel mondo. E prima ancora, la candidatura – poi sfumata – delle Olimpiadi di Roma 2024 aveva mostrato una visione ambiziosa, fermata più dai 5 Stelle che da reali limiti progettuali.
Non meno significativo è stato il lavoro sul sistema sportivo nel suo complesso. Malagò ha dimostrato una conoscenza profonda delle federazioni, degli atleti, delle dinamiche interne. Come ha sottolineato più volte Federica Pellegrini, conosce “per nome e cognome” ogni protagonista dello sport azzurro. Un dettaglio che non è solo simbolico, ma racconta uno stile di leadership diretto, concreto, partecipato.
È anche per questo che diverse società di vertice guardano a lui come all’uomo giusto per rilanciare il calcio italiano. Un sistema che oggi appare smarrito, lontano dai fasti del passato, come quelli del trionfo nella Coppa del Mondo FIFA 2006. Allora, come oggi, serviva una guida forte, capace di prendere decisioni anche controcorrente.
Il messaggio, neanche troppo velato, è rivolto alle istituzioni e in particolare al ministro Andrea Abodi: è il momento di superare incomprensioni e resistenze personali. Perché quando i numeri parlano – per dirla alla maniera di Rino Tommasi – è difficile ignorarli. E i numeri, nel caso di Malagò, raccontano di un dirigente vincente.
Certo, guidare la FIGC non sarebbe un trono, ma una sfida durissima. Ripartire da zero, o forse da meno uno, richiederebbe coraggio, competenza e una squadra all’altezza. Ma se c’è una qualità che a Malagò viene riconosciuta trasversalmente, è proprio la capacità di scegliere le persone giuste, valorizzando chi conosce davvero il campo.
E allora l’immagine iniziale torna con forza: un uomo solo al comando. Non per solitudine, ma per responsabilità. In un sistema che fatica a trovare riferimenti, Giovanni Malagò rappresenta oggi una delle poche certezze. Un “Re Mida” dello sport italiano, capace di trasformare le sfide in risultati. E forse, proprio per questo, l’uomo giusto per riportare il calcio italiano dove merita di stare.
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