Diritti civili, matrimoni tra persone dello stesso sesso ma anche il necessario riformismo che la politica deve inseguire e non abbandonare. La senatrice del Partito democratico Monica Cirinnà è colei che ha dato il nome alla legge storica delle unioni civili. Ma quella fase di grande rinnovamento del Pd, partito che rappresenta in Parlamento, sembra essersi esaurita. Nella società però i temi sono ancora sentiti e caldi. Ed in pieno congresso Cirnnà prova a portare le sue istanze come linee di programma per la mozione Orlando, che ha scelto di sostenere.

La legge che porta il suo nome è stata senza dubbio uno dei risultati più innovativi dell'attuale Legislatura. A che punto siamo con l'applicazione?
Il percorso attuativo della legge è stato interamente concluso e finalmente nel nostro Paese tante coppie possono vedere riconosciuto il proprio amore e i loro diritti. I decreti definitivi del ministro Orlando hanno fissato tutti quei principi normativi che necessitavano di chiarimenti. Si può dire che la stagione della felicità in Italia è una realtà, testimoniata dalle migliaia di unioni civili che sono già state celebrate.
Qual è lo stato dei diritti lgbt in Italia? Dopo le unioni civili siamo a un punto fermo?
Purtroppo devo dire di sì. La legge sulle unioni civili doveva essere il primo passo per quella che Renzi chiamò la stagione dei diritti, ma poi ci si è fermati lì, non si è andati avanti come promesso. Le leggi sull'omofobia, sul reato di tortura, sullo ius soli, sul cognome della madre, sulle origine biologiche sono tutte ferme in commissione Giustizia del Senato.
Mi sembra che nel suo stesso partito ci sono state diffidenze nei confronti della legge sulle unioni civili. Sono superate?
Dopo che la legge è stata approvata ed è ora in piena attuazione e si tocca con mano quale sia stato il suo valore civile e sociale, mi stupisce che l'area ultra cattolica del Pd non si rassegni cercando di bloccare ogni innovazione in tema di responsabilità genitoriale delle famiglie omogenitoriali, sostenendo posizioni retrograde, che non appartengono ad un partito progressista e riformista. Esistono bambini che hanno due mamme o due papà e non è questo un giusto motivo per escluderli dall'avere diritti pieni.

L'intervista completa in edicola su Latina Oggi (14 aprile 2017)