Dalla collina di San Cristoforo continuano a emergere tesori di inestimabile valore. È ancora vivo il ricordo del ritrovamento dei resti archeologici di quello che, a conclusione di studi approfonditi, sarebbe stato poi riconosciuto come un tempio in onore di Ercole. Nei giorni scorsi una nuova, incredibile scoperta. Per adesso si resta prudenti ma tutto fa pensare che la pietra rinvenuta sia riconducibile a quel complesso archeologico. A rendere ancora più singolare la vicenda, la circostanza sicuramente insolita per cui la scoperta è stata compiuta nell'ambito di un progetto che coinvolge le scolaresche itrane. Protagonista, l'associazione "Ytri", da tempo impegnata nella ricerca, tutela e promozione delle ricchezze storiche del territorio.
Tre giorni fa, durante un sopralluogo nell'area di San Cristoforo, l'associazione "Ytri" ha recuperato un nuovo prezioso reperto. È stato Paolo Manzi, tra gli animatori dell'associazione, a notare una pietra che presentava un'iscrizione ben visibile. I responsabili hanno quindi chiesto la collaborazione della dottoressa Marisa de' Spagnolis, già dirigente regionale della Soprintendenza ai beni archeologici del Lazio e responsabile del museo archeologico nazionale di Sperlonga. Sulla pietra c'è un'epigrafia, "res pec", che con tutta probabilità sta per "res pecunia". Secondo una prima ricostruzione, l'iscrizione potrebbe risalire a un'epoca collocabile attorno al primo secolo avanti Cristo, più di duemila anni fa. Il reperto è frammentato ma costituisce comunque un'ulteriore testimonianza dell'importanza del santuario che ha già rivelato altre importantissime iscrizioni, quelle della Gens Allia. L'associazione "Ytri" colleziona un nuovo e importante risultato.
Come si ricorderà, sei anni fa fu proprio grazie all'impegno del comitato locale se vennero condotti studi scientifici sulla zona di San Cristoforo. Il santuario di Ercole venne alla luce grazie alla caparbietà di due studiosi locali, Alfredo Saccoccio e Paolo Manzi, i quali si diedero da fare affinché il Parco degli Aurunci si facesse carico di ripulire da una fitta vegetazione delle pietre appena visibili. Non si trattava di materiale qualsiasi. Nascosto da alberi, rovi e cespugli si nascondevano resti architettonici di grande rilievo storico e archeologico. A conclusione di studi accurati venne confermato che si trattava delle strutture del tempio di Ercole. Dopo quella prima scoperta seguirono ulteriori rinvenimenti. Ora, ancora una volta grazie alla tenacia dell'associazione locale, un nuovo e importante ritrovamento. Il comitato, la cui presidenza nel frattempo è passata di mano da Federico Saccoccio all'architetto Francesco Vaudo, va avanti nella sua attività di conoscenza e scoperta del territorio.