Non servono episodi fuori dal comune o talenti inusuali per renderci conto di cosa c'è al di là delle Alpi e di come l'estero, per stimoli economici e qualità della vita, diventi una meta sempre più ambita. Ma è sempre utile raccontare la storia di chi si trova quasi per caso a percorrere un piccolo sentiero che poi arriva, passo dopo passo, ad arricchire la strada che non ci si sarebbe mai aspettati e a diventare la cosa migliore che si potesse fare non solo per se stessi, ma per una intera comunità. E' quanto accaduto a Chiara Berardi, 43enne nata e cresciuta a Latina, da 14 anni all'estero e da cinque in pianta stabile a Chicago, partita da un impiego in una multinazionale, come tanti altri italiani all'estero, e divenuta poi la fondatrice della prima scuola italiana bilingue Enrico Fermi a Chicago, la terza di stampo italiano nel Nordamerica. Riduttivo o impreciso definirla solo un cervello in fuga, più giusto considerarla un esempio di come una esperienza di normale mobilità verso luoghi dove merito e competenze sono valorizzati, possa essere il traino di una formazione che arriva ben oltre, per costruire opportunità, risorse ed idee lontane anni luce da questo territorio. Il progetto della scuola Fermi, è nato dall'idea e dall'intraprendenza di alcuni educatori italiani come Chiara, che hanno voluto creare per i propri figli, in una comunità che annovera 14mila connazionali, la possibilità di accedere ad un'educazione di alta qualità e di stampo italiano e bilingue.
La spinta italiana nel cuore di Chicago
Per la giovane pontina la molla iniziale arriva da un trasferimento lavorativo in Belgio chiesto dalla sua azienda, la Janssen Italia di borgo San Michele, ed è lì che conosce il suo futuro marito e decide di seguirlo prima a Philadelphia (dove resterà sette anni) e poi a Chicago. Qui nella metropoli viva di fermenti culturali e animata da una forte comunità internazionale, sorge la necessità di un nuovo modello di istruzione. «Sono madre di un bimbo di tre anni – racconta lei - e insieme ad altre famiglie e a mogli di diplomatici provenienti anche da Australia e Corea, ci siamo resi conto che le poche scuole private e selettive non permettevano una educazione in linea con le nostre tradizioni. Ci voleva un modello comunicativo e didattico differente da quello americano che tramandasse la cultura italiana, il cui stampo nella società di Chicago è molto forte».

L'articolo completo in edicola con Latina Oggi (martedì 18 aprilie)