Un concorso per assumere vigili urbani riservato solo ai residenti? Si può fare. Lo dice un decreto legislativo del 2009, ed è stato usato anche nel recente concorso indetto dal Comune per formare una graduatoria cui attingere per usare i vigili a cadenza stagionale. Era stato proprio il requisito della residenza inserito nel bando a far interrogare più di qualcuno sulla legittimità in materia di pari opportunità. Molti i fattori in gioco: la parità di accesso ai concorsi, tra questi, ma il decreto legislativo 150 del 2009 lo dice chiaramente sin nel titolo dell'articolo 51: «Territorializzazione delle procedure concorsuali». L'articolo recita precisamente: «Il principio della parità di condizioni per l'accesso ai pubblici uffici è garantito, mediante specifiche disposizioni del bando, con riferimento al luogo di residenza dei concorrenti, quando tale requisito sia strumentale all'assolvimento di servizi altrimenti non attuabili o almeno non attuabili con identico risultato». Insomma, se si ritiene indispensabile la residenza, è un requisito legittimo.

I dubbi, però, non provengono solo da pura fantasia. Anzi. Nel 2012 a Salerno il Tar sospese una graduatoria dopo il ricorso di due candidati accogliendo le obiezioni preliminari sulla clausola "residenziale". Il Comune rinunciò al giudizio e inserì i due candidati esclusi in graduatoria. E ricorsi di questo tipo ce ne sono stati. Ma anche la Corte costituzionale «blinda» il requisito della residenza. Addirittura nel 1988, la Corte si pronunciò su un caso relativo all'assunzione di personale Anas in Friuli Venezia Giulia per la ricostruzione post terremoto del 1976. Era stata sollevata la questione di legittimità costituzionale sul criterio della residenza, ma la Corte, riprendendo una serie di sentenze addirittura precedenti, stabilì il principio che «l'accesso in condizioni di parità ai pubblici uffici può subire deroghe, con specifico riferimento al luogo di residenza dei concorrenti, quando il requisito medesimo sia ricollegabile, come mezzo al fine, allo assolvimento di servizi altrimenti non attuabili o almeno non attuabili con identico risultato». Una questione spinosa, che viene sollevata ancora oggi.