La luna di miele tra il Comune di Terracina e il circolo Legambiente "Pisco Montano" sembra agli sgoccioli. Dopo lo scivolone compiuto dall'amministrazione comunale con un comunicato, poi rettificato con l'annuncio di un avviso pubblico, che affidava direttamente il parco a Legambiente, ora è l'associazione ambientalista a contestare in più punti l'avviso pubblico che contiene tutti i requisiti richiesti ai possibili offerenti, più un contributo di 15 mila euro in due anni. 

Secondo Legambiente, la delibera di indirizzo di fatto snatura il progetto di rigenerazione urbana presentato ormai sei mesi fa dal circolo, trattato, si legge nel comunicato, «alla stregua di una ditta che opera in economia, con l'obbligo di effettuare i lavori di messa in sicurezza, riattivazione di impianti e riallestimento dei giochi con una cifra incongrua». Contestata anche la richiesta di una polizza assicurativa, e il fatto che il Comune «ignora completamente il valore del progetto e le sue importanti ricadute sulla scuola e sull'economia turistica della città».

Disparità di trattamento, dunque, definito una «amara sorpresa», soprattutto dopo che il circolo coi suoi volontari ha avviato un'opera di recupero dell'intera area verde. «Questa delibera arriva come una doccia fredda e oltre ad essere mal formulata risulta francamente irrispettosa dell'impegno, della qualità e quantità di lavoro manuale, tecnico e di progettazione effettuato dal Circolo e dai suoi Volontari in questi mesi, con la pulizia, il ripristino, la riapertura temporanea del Parco e con la produzione di una articolata e completa proposta progettuale di sviluppo e gestione del Parco, in coordinamento con Legambiente Lazio e Legambiente nazionale, ispirata alle migliori pratiche di rigenerazione urbana sul territorio nazionale», dichiara il presidente Anna Giannetti. «Continuano per noi a rimanere oscure le ragioni della mancata risposta alla nostra richiesta formale, risollecitata più volte, del 21 Novembre scorso per continuare l'attività gratuita e volontaria di pulizia e ripristino del Parco, alla quale non è stata mai fornita alcuna risposta».

Qual è stato, dunque il problema? Ad ora non è chiaro. Resta che solo il 15 dicembre scorso il sindaco Nicola Procaccini aveva presentato con Legambiente il progetto, attirando l'attenzione anche dei Tg nazionali per la virtuosa collaborazione. Giannetti pone all'attenzione anche i criteri usati dal Comune per assegnare gli altri parchi cittadini. Per il Montuno, infatti, compaiono un obbligo di assicurazione per tutti i profili di responsabilità, «non presente negli altri parchi incluso il Parco della Rimembranza», e ancora l'obbligo di fornire i lavori per la messa in sicurezza, per la riattivazione degli impianti e per la fornitura dei giochi nuovi «da realizzare con un contributo di soli 15.000 euro complessivi, per altro forniti in due tranche annuali di 7.500 euro. Da nostre valutazioni tecniche supportate anche da preventivi specifici, e tenendo conto della massima economia e del nostro servizio volontario di coordinamento tecnico, tutti i lavori richiesti non possono assolutamente essere coperti con 15.000 euro». E poi, nessun contributo per le aperture e le chiusure, «quando invece questi servizi vengono ovviamente riconosciuti nella gestione degli altri parchi». 

Il circolo "Pisco Montano" aveva indicato il problema dei gabbiotti all'ingresso del Parco per la presenza su di essi di una copertura in pannelli di amianto, «per il quale è necessario un intervento di dismissione e smaltimento degli stessi con apposita procedura», «così come viene tralasciato il problema molto rilevante del ripristino del sistema antincendio necessario perché il Parco ha subito vari tentativi di incendio nel passato e confina con abitazioni civili e attività commerciali, già oggi a rischio da questo punto di vista. Viene altresì ignorata anche la necessità di includere il Parco nel moderno sistema di video-sorveglianza, assolutamente necessario visto il serio problema del vandalismo al quale è soggetto».

E insomma l'avviso pubblico non piace, ed è difficile che il Comune possa fare un nuovo passo indietro. Un'occasione persa, è la tesi di Legambiente, che segnala pure i «finanziamenti che erano già stati individuati e che anche a causa della lentezza del procedimento sono andati in parte persi». L'idea di Legambiente non verteva su una manutenzione e messa in sicurezza del parco, ma su un progetto per impiantare un vero e proprio Centro di Educazione Ambientale regionale a Terracina apprezzatissimo dalle Scuole, come da nostro recente accordo con IC Don Milani, che ha scelto di diventare Scuola Sostenibile Legambiente e con cui si sta già sviluppando un progetto che potrebbe riguardare anche il Parco. Torna, infine, il paragone con il Parco della Rimembranza. Quelle le condizioni chieste da Legambiente: «Riteniamo che gli indirizzi gestionali espressi nella delibera - conclude il vicepresidente del circolo Gabriele Subiaco - stabiliscano di fatto una ingiustificata disparità di trattamento nei confronti dell'eventuale affidatario del Parco del Montuno, sia rispetto a quanto accordato al gestore del Parco della Rimembranza con la Delibera COC-2015-0105, sia rispetto a quanto recentemente definito per alcuni altri Parchi con la Delibera DGC-122-2017 e sia rispetto a quanto adottato per altri Parchi cittadini ancora fuori da ogni tipo di regolamentazione».

A questo punto, parola all'amministrazione.