Un tempo la priorità era eliminare l'acqua. Oggi la situazione paradossale è che nei territori di bonifica c'è carenza di quella risorsa. Le coltivazioni (e con esse anche il comparto zootecnico) rischiano di subire danni incalcolabili, mettendo in ginocchio aziende e famiglie. L'obiettivo è salvare il salvabile, ma occorre pensare anche a interventi di programmazione per cercare di evitare di rincorrere continuamente le emergenze. Di questo si è parlato nel corso del Consiglio comunale aperto che si è tenuto a Pontinia giovedì sera e al quale hanno preso parte rappresentanti di Coldiretti, Confederazione italiana agricoltori (Cia), Confagricoltura e chiaramente del Consorzio di Bonifica. Grandi assenti invece la Regione e la Provincia. Alla fine dell'assise, voluta dall'amministrazione del sindaco Carlo Medici e in particolare dal consigliere delegato all'Agricoltura Boschetto, è stata approvata una delibera che è una sorta di manifesto d'intenti, ma che non è stata condivisa da Coldiretti e Cia.
Il direttore generale del Consorzio Corbo ha sottolineato come dal mese di marzo le autorità fossero state informate della possibile emergenza, che era stata ipotizzata sulla scorta delle misurazioni effettuate dai tecnici. Una ventina di giorni fa la situazione è precipitata e ora, con il probabile aumento delle temperature e la carenza di precipitazioni, si rischia che il quadro generale vada ad aggravarsi. Il Consorzio – ha ribadito il direttore – ha effettuato una serie di interventi per distribuire in modo uniforme quel poco di risorsa idrica che c'è. Le associazioni di categoria si sono fatte chiaramente portavoce delle istanze dei produttori che potrebbero vedere distrutto il proprio raccolto e con esso gli sforzi economici dell'ultimo anno. Ma il problema non è solo dei produttori, come sottolineato dal consigliere Torelli. Attorno all'agricoltura ruota un mondo: c'è il settore zootecnico e caseario, il settore dei trasporti, quello terziario. Un'intera economia rischia di subire un danno incalcolabile. E questo potrebbe creare anche problemi sociali.
Per ora la priorità è risolvere l'emergenza. Tante le ipotesi avanzate, che dovranno poi fare i conti con la fattibilità tecnica. Resta però un'altra questione tutt'altro che marginale: cercare di prevenire il fenomeno. Nel corso degli interventi in Consiglio comunale, si è sottolineata l'esigenza di evitare di disperdere le acque dolci che si possono accumulare in inverno facendole defluire nei corsi d'acqua e quindi in mare. Attraverso sistemi di accumulo potrebbero essere utilizzate nei periodi di siccità. È stata altresì ribadita la necessità di esortare la Regione a intervenire in modo deciso e anche a livello economico e infrastrutturale, anche se giovedì - dicevamo - della Pisana (ma anche della Provincia) non c'era alcun rappresentante. Un dettaglio che non è passato inosservato e che è stato sottolineato più volte nel corso dell'assise.
Alla fine si è arrivati alla delibera, che però Coldiretti e Cia non hanno condiviso. L'impegno è racchiuso in tre punti. Il primo prevede la modifica del regio decreto del 1933 con conseguente possibilità di escavazione pozzi per integrare il sistema d'irrigazione. Il secondo prevede la possibilità di agevolare il finanziamento e l'apertura di linee di credito in favore del Consorzio di Bonifica per potenziare il sistema di pompaggio dei bacini a quote inferiori per equalizzare il livello di acqua disponibile per l'irrigazione. Il terzo punto, quello forse su cui – disponibilità finanziaria permettendo – si può intervenire con relativa rapidità, ovvero la necessità di ristrutturare le reti irrigue, visto che in alcuni punti si registrano picchi di perdite di risorsa fino al 70 per cento. Queste reti ad oggi richiedono circa 900 interventi l'anno, con costi ingenti che però non riducono lo spreco d'acqua. Ora le intenzioni dovranno essere tradotte in fatti per contrastare un'emergenza che pare aggravarsi giorno dopo giorno.