Le polemiche non hanno fermato l'amministrazione comunale che accelera e punta a far entrare in vigore il nuovo piano per gli scuolabus già a partire dal prossimo anno scolastico. Bisogna fare in fretta perché la pratica va chiusa da qui a un paio di mesi al massimo, quando mancheranno pochi giorni al suono della prima campanella. L'assessore ai Trasporti Emanuela Zappone porterà in commissione il prossimo 3 luglio il regolamento aggiornato. Occorre un parere della riunione congiunta, alla presenza dei commissari Affari generali e Trasporti, per poi poter andare in Consiglio comunale e discutere il punto.
Le novità non sono di poco conto. La giunta parla di "ottimizzare" il servizio, ma dall'opposizione hanno già definito l'operazione come un modo per tagliare a discapito degli utenti. Che poi sono i bambini che frequentano la scuola dell'obbligo e le rispettive famiglie. In sostanza saranno tagliate quelle corse che portano i bambini residenti nel Comune di Terracina nelle scuole dei Comuni limitrofi (Sabaudia e San Felice Circeo). Il sindaco Procaccini, quando l'argomento venne affrontato in Consiglio lo scorso aprile, la definì una «anomalia» tutta terracinese che non aveva casi simili altrove. Per le famiglie (si parla di 120 bambini) si prospettano disagi, ma tant'è. Non si è riusciti a trovare un accordo con i Comuni vicini e le finanze terracinesi hanno bisogno di essere alleggerite di spese considerate in qualche modo superflue.
Quello che cadrà sulle periferie non è il solo colpo di forbice. Alla base del nuovo regolamento c'è un vero e proprio piano di riorganizzazione degli scuolabus. Che attualmente conducono gli alunni da una parte all'altra della città senza distinzioni. Un servizio efficiente ma costoso, andato avanti per anni seppure tra le tante difficoltà economiche dell'ente. Adesso l'obiettivo è ripensare il servizio. Come? Garantendo l'essenziale, e cioè il diritto di ciascun bambino a essere accompagnato nella scuola più vicina alla sua abitazione e non a qualsiasi istituto scolastico della città. Una mossa forse impopolare ma, a parere della giunta, necessaria.