Un mese di forniture contingentate ha messo in ginocchio l'agricoltura legate alla irrigazione consortile e adesso si possono fare i primi bilanci delle conseguenze economiche. Circa 15mila aziende stanno portando avanti le coltivazioni con una quantità di acqua inferire dei due terzi rispetto ai fabbisogni; inoltre l'approvvigionamento basato su orari prestabiliti per tutti ha penalizzato le modalità di irrigazione, diverse per ciascuna coltura. Ad oggi si calcola che il danno complessivo subito dall'agricoltura pontina può sfiorare i dieci milioni di euro, tra il valore degli investimenti sulle singole coltivazioni e i mancati incassi. La scorsa settimana Coldiretti ha annunciato la richiesta di contributi straordinari per le aziende che hanno perso i raccolti o sono state danneggiate nelle quantità previste ma perché ci possa essere l'accesso concreto a fondi di sostegno è necessaria la dichiarazione dello stato di calamità naturale, chiesta dalla Presidente della Provincia la scorsa settimana ma tuttora non riconosciuta. Nelle more, al di là della posizione e delle difficoltà dei singoli agricoltori, sta emergendo una ricostruzione più complessa del problema della siccità, o meglio della erogazione contingentata si acqua sia potabile che per l'irrigazione. Dopo la riunione tecnica in Regione con i rappresentanti degli Ato, dei gestori idrici e dei Consorzi di Bonifica è stato chiaro che il gap di approvvigionamento deriva solo in parte dalla scarsità di piogge. Il resto è legato ad una gestione delle infrastrutture idriche quantomeno lacunosa, se non del tutto insufficiente come nel caso dell'Ato4, dove quasi il 70% dell'acqua immessa in rete di perde perché non ci sono stati investimenti né sull'adduzione, né sulle sorgenti.