Un piano della viabilità superato dai tempi, destinato a estinguersi per le ricadute, ormai non più tollerabili, sulla qualità della vita, la salute dei cittadini e l'ambiente.
Dopo un decennio di atti amministrativi firmati a vuoto, soldi spesi per i risarcimenti dei sinistri, manutenzione e disagi legati al traffico e ai parcheggi, forse è arrivato il momento di dare a Terracina un Piano della mobilità sostenibile. A toccare uno dei nervi scoperti dell'amministrazione comunale di Nicola Procaccini è di nuovo Agenda 21 Locale (A21L), che con i coordinatori del tavolo B Stefano Del Monte e Carmine Di Capua, suggerisce di mandare una volta per tutte in soffitta il Piano urbano del traffico, strumento dedito alla sola viabilità e ormai superato dai nuovi indirizzi europei.

Un vizio, quello delle amministrazioni terracinesi, di recepire a parole e ignorare nei fatti le novità normative in materia di mobilità del futuro, che affonda le radici nel passato. Sin dal 2003, ricorda A21L, quando a soli sette mesi dalla firma dei primi impegni in materia ambientale, il Comune affidò l'incarico di redigere il vecchio piano del traffico, peraltro pagato, consegnato e adottato poi solo nel 2011. Sette anni dopo. Anni preziosi buttati al vento, durante i quali l'Ue ha distribuito milioni di euro per la mobilità sostenibile ai Paesi membri, dunque a Regioni e Comuni, mentre Terracina teneva duro, a suo modo, puntando tutto sulla gestione del trasporto privato a motore, mettendosi al seguito della provincia di Latina, maglia nera ancora nel 2016 con 70 auto circolanti ogni 100 abitanti.

Ma l'era delle "città-ciminiera" è finita. Lo dicono i fatti. Ora più che mai è arrivato il momento di adottare il Piano urbano della mobilità sostenibile, fatto di «interventi strutturali di lunga programmazione, di maggiori risorse finanziarie dedicate e di normative che stabiliscano le quote di mobilità modali per il trasporto pubblico, lo sharing e la mobilità ciclo-pedonale rispetto ai veicoli privati», scrive A21L. Stop ad interventi tampone, basta con gli impegni solo formali di giunte e Consigli e magari si faccia partire un dibattito pubblico e politico anche partendo dalle opposizioni, sulla carta, più sensibili alla materia. Nel 2014 un passo avanti è stato fatto con il piano quadro della ciclabilità, che consentirebbe di raggiungere i luoghi di lavoro, le scuole e le zone di servizio attraverso le due ruote. Ma le piste ciclabili, ricorda A21L, hanno senso solo all'interno di un piano della mobilità più ampio. Dunque primo passo sarà revocare l'attuale piano del traffico, e adottare quello della mobilità. Prendendo atto che trattasi di una direzione irreversibile.