Il Comune di Pomezia non poteva negare a un cittadino di disperdere le ceneri del padre.
È questo, in estrema sintesi, quanto stabilito da una sentenza breve del Tar del Lazio - sede di Roma - che ha accolto il ricorso del figlio del signor Giovanni C., il quale si era visto rigettare la richiesta di spargere le ceneri del genitore dopo la cremazione del suo corpo.
I fatti risalgono al 23 gennaio di quest'anno, ossia nel giorno in cui il Comune ha risposto con un "no" alla richiesta del cittadino, in quanto non esisteva una volontà scritta dell'uomo deceduto nel 2002 circa la dispersione delle sue ceneri.
Il regolamento comunale sulla dispersione delle ceneri derivanti dalla cremazione dei defunti e di disciplina dell'affidamento e conservazione delle urne cinerarie, approvato nel 2011, prevede infatti che debba essere il defunto ad aver espresso - in vita - il desiderio di veder disperse le proprie ceneri. Secondo il Tar del Lazio, invece, questa prassi non è corretta.
«Sia la normativa statale che quella regionale - si legge nella sentenza -, prevedendo che ‘la dispersione delle ceneri è consentita nel rispetto della volontà del defunto' e che ‘l'autorizzazione alla cremazione e alla dispersione delle ceneri è rilasciata dal soggetto competente individuato dalla normativa statale… e secondo le modalità stabilite dalla medesima, con particolare riferimento alla manifestazione di volontà espressa dal defunto o dai suoi familiari', non subordinano, in verità, la dispersione delle ceneri esclusivamente alla presentazione di una dichiarazione di volontà manifestata per iscritto da parte del defunto».
In altre parole, il Comune non poteva introdurre un provvedimento restrittivo rispetto alle normative sovraordinate e, visto anche che al momento del decesso del signor Giovanni non esistevano particolari indicazioni, deve considerarsi valida - secondo il collegio giudicante del Tribunale amministrativo della capitale - «anche una volontà verbalmente espressa dall'interessato ai propri familiari e da questi ‘attestata' con propria dichiarazione conforme, come nel caso di specie».