Niente costruzioni nella fascia di 300 metri dalla costa. A confermarlo è il Consiglio di Stato, chiamato dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti a esprimere un proprio parere sul ricorso promosso da alcuni privati davanti al Presidente della Repubblica per il diniego del commissario ad acta.
La vicenda prende il via otto anni fa. Le solite storie di intoppi burocratici, ritardi e mancate risposte portano alla nomina di un commissario ad acta, che si esprime in modo chiaro: in quella zona, essendo a 300 metri dalla costa, allo stato attuale delle cose non si può costruire alcunché.
I proprietari del lotto non si arrendono e impugnano il diniego. Il ministero chiede un parere al Consiglio di Stato, che si è espresso in maniera categorica: il ricorso va respinto. Per i giudici amministrativi i motivi addotti dai privati non sono dunque meritevoli di accoglimento. Gli stessi, come si legge nel parere depositato il 4 luglio, sostengono che la legge di tutela delle coste sia di fatto ormai abrogata e che debba dunque essere applicata solamente la normativa nazionale. Lì, insomma, a detta loro si potrebbe costruire. Per i magistrati le cose invece non stanno affatto così. «L'argomento – scrive il Consiglio di Stato – è infondato. Ove si dovesse accedere alla tesi di parte ricorrente – motiva -, ne discenderebbe invero l'inaccettabile conseguenza che in area sottoposta a vincolo costiero sarebbe possibile edificare prescindendo dalla pianificazione». Dovrebbe insomma quantomeno essere approvato un piano particolareggiato della zona.
Al momento resta insomma vigente la legge regionale del 1976, che prevede un ridotto indice di fabbricabilità nella fascia di 300 metri dalla costa: 0,01 metri cubi per metro quadrato. Un rapporto che rende pressoché impossibile l'edificazione.