La memoria è la base su cui si fonda il progresso della civiltà. Per questo motivo, dai giorni terribili della guerra, ogni anno si ricordano le date fondamentali dei periodi bellici per evidenziare che serve sempre più un mondo di pace. Lo stesso discorso vale per le stragi di mafia: ricordarle significa dire con forza che la criminalità organizzata va combattuta con ogni mezzo possibile per affermare la cultura della legalità.
In quest'ottica, ormai tanti anni fa, Nettuno scelse di dedicare sia una strada che una scuola superiore a Emanuela Loi, poliziotta morta insieme a Paolo Borsellino e al resto della sua scorta durante la strage di via D'Amelio, a Palermo, il 19 luglio 1992.
Fu la prima donna della polizia a perire in un attentato. E mercoledì scorso, purtroppo, nessuno - a livello istituzionale - sembra essersi degnato di ricordarla lì dove tanti ragazzi di Nettuno transitano per andare a scuola, cioè nella strada che porta il suo nome.
Infatti, mentre si intitolava - giustamente - una piazza a Peppino Impastato, nessuna cerimonia è stata organizzata per Emanuela Loi: la targa in sua memoria è desolatamente posta su un muro pieno di scritte e vegetazione spontanea non curata da anni. Niente corona d'alloro, niente discorso del sindaco o di un suo delegato per ricordare, nel punto della città che porta il suo nome, il sacrificio innocente di 25 anni fa.
Un vero peccato: Nettuno, infatti, è l'unico Comune italiano, insieme a Sestu, ad avere sia una strada che una scuola intitolate a Emanuela Loi.
Una dimenticanza che fa rumore, in una città che, seppure abbia scelto di dedicare a lei due luoghi, non ha ritenuto opportuno - nel corso del tempo - onorare la memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino con un gesto simile. L'altro ieri è toccato a Impastato, chissà se un domani sarà anche il loro turno. Di certo, però, Emanuela Loi meritava - l'altro ieri - almeno un fiore.