La risposta è arrivata, ma non è stata quella sperata. Il Comitato che ha promosso la raccolta di firme per il cambio di denominazione della città, da Latina a Littoria, ha sbagliato tutto, almeno così sostiene il Comune, dove il 30 giugno scorso, nella stessa giornata dell'anniversario della posa della prima pietra di Littoria, erano state depositate 1251 firme raccolte in città.
La proposta popolare è stata ritenuta inammissibile, vuoi perché non è stata depositata direttamente presso la Segreteria generale, vuoi perché le firme non sono accompagnate da autenticazione da parte di un pubblico ufficiale. Motivi che i destinatari del rigetto ritengono futili e pretestuosi.
L'obiettivo della proposta popolare era quello di intessere un dialogo con l'amministrazione usando le forme previste dal Regolamento comunale in materia di partecipazione, ma i promotori del Comitato «Mi chiamo Littoria» sono stati gelati dalla risposta del Presidente del Consiglio comunale all'esito dell'istruttoria condotta dalla Segreteria generale del Comune, ma non hanno perso nemmeno un minuto per cercare di indovinare la prossima mossa. Presenteranno istanza di riesame dell'istruttoria condotta dal Segretario generale, contestandone l'illogicità, l'illegittimità e l'infondatezza, per dirla in avvocatese.
«Malgrado ci si contesti di non aver depositato la proposta in Segreteria generale -spiegano i promotori dell'iniziativa - questo non ha impedito al Segretario generale di procedere all'istruttoria, e allora vuol dire che il deposito all'Ufficio Protocollo ha comunque funzionato. E poi si pretende l'autenticazione delel frime, malgrado ad ogni sottoscrizione sia stata allegata copia del documento di riconoscimento valido del firmatario».
Insomma, se non proprio uno schiaffone, è stato un bel buffetto alla partecipazione civica. Ritenere ammissibile la proposta popolare non significherebbe doverla condividere, ma se ne dovrebbe soltanto parlare, confrontarcisi su, magari per arrivare a dire una volta per tutte che indietro non si torna, e che è il caso di farsi una ragione che la città si chiama Latina da 72 anni e che quella denominazione non può lasciare il posto a quella originaria di Littoria, rimasta in vigore soltanto dodici anni, dal 1932 al 1945. Ma di dialogo e di confronto, malgrado le promesse dell'amministrazione, se ne vede poco in città. E con la stessa energia con cui il sindaco Coletta ha unilateralmente deciso di cambiare denominazione ai giardini pubblici, adesso decide per voce del Presidente del Consiglio di non voler spendere una parola per chiudere la partita con Littoria. Chiudere per modo di dire, perché il Comitato, a parte i ricorsi, ha già annunciato che tornerà alla carica con una nuova iniziativa popolare sullo stesso argomento.