L'allevatore senza più foraggio per mucche e bufale, l'imprenditore nautico senza più un cantiere né prodotti e macchinari, l'olivicoltore cui non è bastato tracciare una pista spartifuoco tra i suoi terreni e il bosco, la società di gestione dell'acqua che non aveva considerato la distruzione degli impianti: sono decine in tutta la provincia le storie di una piccola e media economia che ha subito danni non calcolati dagli incendi di queste settimane.
Le immagini che colpiscono subito sono quelle delle fiamme in montagna (devastate quelle di Sezze, Lenola, Itri, Terracina) e che hanno già alterato l'habitat.
Ma in realtà c'è un danno economico che quest'anno può essere assai più alto che in passato: gli ultimi tre grandi incendi a Sermoneta, Santi Cosma e Damiano e Minturno hanno devastato aziende e c'è l'evidenza della dinamica a indicare la matrice dolosa.
Ad inizio agosto la Coldiretti aveva parlato di problemi gravi dovuti alla siccità e agli incendi messi insieme in una diabolica (anzi umana) combinazione temporale.
Ma mentre per le gelate e la carenza idrica è stato già proposto un piano di contributi economici alla Regione Lazio, è difficile, probabilmente impossibile, che si arrivi ad un «risarcimento» per i danni causati dagli incendi.
Due giorni fa la Cia ha denunciato una contrazione dei raccolti, cui però non è corrisposto un adeguato aumento del prezzo al consumo.
In pratica il prezzo dei prodotti alla base non cambia, nonostante il raccolto sia inferiore alla media per via della siccità e anche del fuoco esteso ai terreni coltivati.
Quindi la conseguenza finanziaria di questa scia senza fine di roghi dolosi viene caricata sui produttori, sulle stesse aziende danneggiate. Le quali non hanno neppure quantificato con esattezza quanto del bilancio annuale è stato ormai perso e cosa si potrà recuperare quando la situazione tornerà ad un minimo di normalità.
L'estate più dura delle ultime cinque è legata alla straordinaria carenza di pioggia, eppure c'è dell'altro ed è il dolo di molti incendi, in taluni casi emerso chiaramente con l'individuazione degli autori.
C'è infine una terza concausa della devastazione causata dai roghi ed è la scarsa (o assente) manutenzione delle aree limitrofe alla città, come hanno dimostrato gli incendi degli ultimi giorni a Latina con il fuoco che ha lambito i quartieri dove non c'era stata la cosiddetta manutenzione del verde da parte dei privati e neanche del Comune, arrivato tardi e con oggettive difficoltà nel contratto esterno.
Un copione già visto lo scorso anno quando le fiamme avevano «attaccato» il quartiere direzionale con danni (tuttora non recuperati alla cittadella giudiziaria) ma per il 2017 è andata anche peggio perché sono almeno cinque i quartieri di Latina che hanno subito gravissime conseguenze dagli incendi delle ultime 72 ore.
Le verifiche sulla pista dolosa fondano su possibili testimonianze di cittadini e immagini di telecamere di locali privati.
Una piccola scommessa investigativa che però potrebbe finalmente chiarire cosa è accaduto nella terribile sequenza di fuoco vista finora in città.