Di 46mila euro complessivi per dare una mano con il pagamento degli affitti alle famiglie bisognose di San Felice Circeo dalla Regione ne sono arrivati soltanto cinquemila. Così il Comune si vedrà necessariamente costretto a rimodulare il contributo, senza contare i tempi lumaca della burocrazia. Già, perché il fondo fa riferimento alle annualità 2011 e 2015. 

Soltanto ieri, benché appunto ci si riferisca rispettivamente a sei e due anni fa, è arrivato l'impegno di spesa da parte degli uffici di piazza Lanzuisi. Anche perché l'ultimo trasferimento da parte della Regione è stato incassato a marzo 2017. Poi da allora sono passati altri sei mesi. Sono i tempi della burocrazia, che spesso non coincidono con le esigenze delle famiglie; ancor più in casi come questo, visto che parliamo di situazioni di difficoltà economica.
Il contributo per il pagamento dei canoni di locazione, istituito con una legge del 1998 (la 431), è rivolto alle «famiglie in condizioni di disagio economico». Il funzionamento è semplice. Ogni Comune istituisce una graduatoria assoggettata alla sussistenza di requisiti minimi riferiti al nucleo familiare del richiedente, dopodiché a ciascun ente locale viene trasferita una somma da destinare agli aventi diritto.
Per il 2011, con sei beneficiari ammessi alla concessione dei contributi integrativi per il pagamento dei canoni di locazione, il fabbisogno è stato quantificato in 16.254 euro. La graduatoria è stata approvata nel 2012 e poi nel 2014 è arrivata la determina della Regione, che a fronte di quei 16mila euro ha assegnato a San Felice soltanto 204 euro. Cifra che è stata incassata due anni dopo, nel 2016, a distanza di quattro anni dalla graduatoria.
Tempi leggermente più veloci per l'annualità 2015. A fronte di 30.107 euro di fabbisogno accertato (13 aventi diritto), a San Felice è stata assegnata la somma di 5.625 euro. L'atto risale al 28 novembre 2016 e il trasferimento, invece, al 24 marzo di quest'anno. In totale, insomma, il trasferimento corrisponde al 10 per cento circa del fabbisogno.
La conseguenza è ovvia: «essendo il contributo reale inferiore al fabbisogno teorico, il contributo erogabile ai soggetti beneficiari - si legge nella determina - sarà rimodulato in pari misura percentuale».