Solcava il mare e aveva classe. Era blu navy e non bianca. Imponente, bella e maledetta. Adesso è laggiù, a cinquemila metri di profondità, inghiottita dall'Oceano Indiano, affondata tra gli abissi. Era il 2 dicembre del 1994, lo stesso giorno di quando molti anni prima è stata varata. Scherzo del destino. Nata e morta lo stesso giorno. Il mare può essere come la vita: è così, e ad un certo punto presenta il conto. E' stata la nave di un intrigo internazionale durato 51 ore, quello della notte di Sigonella e di una crisi tra Italia e Stati Uniti planata su una pista d'atterraggio. C'era un gruppo di ragazzi di 20 anni, si proclamavano combattenti ma non terroristi e hanno tenuto sotto scacco il mondo. In cinque hanno sequestrato l'Achille Lauro, hanno ucciso un turista ebreo paraplegico nel nome di una guerra e sotto la sigla di una frangia violenta dell'Olp.
Gli americani e il presidente degli Stati Uniti Ronald Regan dicevano al Presidente del Consiglio Bettino Craxi e all'Italia. «Hanno ucciso un cittadino americano e sono nostri, ora ci pensiamo noi». E Roma rispondeva irrigidita. «La nave è italiana, ci dispiace». Fu un braccio di ferro verbale tra Washington e Roma, lungo e faticoso.
Su quella nave c'era un ragazzo di 25 anni che quando indossava gli occhiali da sole e lasciava la divisa da ufficiale di macchina in cabina, gli americani scambiavano per Dustin Hoffman. A lui piaceva, ci giocava con la somiglianza, parlando con quell'inglese tipico degli italiani che fa tanto divertire i turisti. All'anagrafe del Comune di Minturno si chiama Pasquale Di Vanna, ora ha 57 anni, compiuti il 15 maggio. E' nato a Formia, o meglio a Penitro, in una casa con una finestra con vista. Dietro i vetri il mare e il Golfo di Gaeta. Destino. Anche qui.
E' stato navigatore, si definisce poeta e scrive versi in rima, anche a lei: l'amata Achille Lauro a cui ha dedicato un libro in cui lui giura che spiega tutta la verità, niente altro che la verità. E' segno di un rapporto karmico, quasi come fosse una donna. Di Vanna insegna laboratorio di tecnologie meccaniche al Mattei di Latina e al Pacinotti di Fondi, è stato anche presidente di seggio alle elezioni dell'anno scorso a Minturno, coinvolto in un presunto broglio elettorale, arresti domiciliari e poi libertà. Scriverà un libro anche su questo. «Un disguido – dice lui – sono una vittima». Ma è una parentesi, il mare in burrasca è un altro, lo ha visto nei kalashnikov, anche quando l'acqua era calma e il mondo non sapeva niente e doveva capire ancora tutto. Pasquale Di Vanna conserva la busta paga dell'Achille Lauro, quella dell'ottobre del 1985, in tutto un milione e ottocento mila lire. Mancano due giorni, sono quelli del sequestro iniziato alle 13,15 del 6 di ottobre, finito alle 15,18 dell'8 ottobre.


Faceva caldo ad Alessandria D'Egitto, mare piatto, cielo terso, sole alto, alcuni passeggeri scesi per l'immancabile escursione. Sulla nave restano gli anziani, i nonni con i nipoti e poi un signore americano su una sedia a rotelle: si chiama Leon Klinghoffer. Qualche giorno prima ha festeggiato il suo anniversario di nozze con la moglie, lei è malata ma non lo sa, lui le regala la crociera nel Mediterraneo, festeggia, offre da bere ad alcuni passeggeri anche a quelli con cui non ha confidenza. Ci sono sudafricani, coppie di austriaci, spagnoli. Klinghoffer prende un bicchiere e fa un brindisi, si guarda attorno e chiama anche dei ragazzi che sono lì vicino. Potrebbero essere i suoi figli, sono giovani: hanno poco più che 20 anni si sono imbarcati con passaporti falsi, sorridono, ma fingono, e saranno i suoi assassini. Loro accettano, ma poche ore dopo uccideranno quel signore e getteranno il suo corpo in mare. La vita dell'Achille Lauro è piena di tante altre storie, come fossero le onde che ha incontrato nella sua vita. Il suo mito della nave è stato inciso anche su un 45 giri. Era il disco-sigla che apriva e chiudeva il sipario quando iniziava e finiva la crociera. E' la colonna sonora come si usa ancora in alcuni villaggi turistici e per Pasquale è più evocativa di una foto. Si è masterizzato il pezzo sul cd e non rinuncia ad accendere il lettore in macchina quando il semaforo è rosso. Musica e misteri. Quelli delle armi caricate ad Alessandria d'Egitto nascoste tra le valigie per un set cinematografico che in realtà era una copertura. Il mistero del tesoro sparito dopo il ritorno della nave a Genova per una festa con una sorpresa finale: la cassaforte con dentro tutti gli oggetti di valore lasciati dai passeggeri è stata aperta da qualcuno. Non si sa da chi. Non si sa come e non si sa quando. Dentro c'erano miliardi, svaniti anche quelli.


Pasquale, le faccio il nome dell'Achille Lauro e la prima immagine che le viene qual'è ? Il dirottamento o il disco?
«Mi fa venire in mente momenti belli e brutti come il dirottamento e quella frase del comandante: "avviso i passeggeri di andare nella sala da pranzo altrimenti nei confronti di chi sarà visto in giro sarà aperto il fuoco", proprio così. Ma ci sono stati anche momenti molto belli».
Che clima c'era sull'Achille Lauro prima del dirottamento?
«L'equipaggio era quasi tutto napoletano e quindi può immaginare la grande allegria e condivisione. Si cercava di trasformare i sogni dei passeggeri in realtà, per loro la crociera doveva essere indimenticabile. Questo prima. Poi dopo il dirottamento per la crociera successiva molte persone hanno disdetto. Avevano paura e infatti quando ci siamo trovati la settimana successiva sempre in nave, dopo che era finito tutto, anche se in pochi eravamo rimasti a bordo, il cuoco ha fatto lo stesso menù del giorno del dirottamento per non dimenticare. E' stato un attimo, ma intenso»
Quanto era bella la nave?
«Era bella..,. (sospira) Achille Lauro fu l'unico armatore che la fece ble, (con la e finale come spesso si dice in Campania ndr) di solito sono bianche, con il ble si attira il calore e quindi ci vuole più energia per raffreddarla. Lui non ha badato a spese, era l'ammiraglia della flotta nautica e la nave era bellissima. C'era uno spirito di condivisione e di mettersi a disposizione dei passeggeri che era unico».
Il giorno del dirottamento lei dove stava?
«Ero in cabina, facevo il terzo ufficiale di macchina, avevo finito il turno a mezzogiorno e avevo mangiato. Me lo ricordo bene: era dopo pranzo stavo riposando e ho sentito l'annuncio. Ho pensato forse non ce la facciamo, ho pensato alla mia famiglia e mi sono detto: dobbiamo affrontare questa situazione, coraggio».
Li ha visti i dirottatori?
«Sì, sia al momento del dirottamento che quando sono andati via. Ricordo che spararono ad un membro dell'equipaggio ad una gamba e poi quando è finito tutto, hanno voluto salutare gli ufficiali di macchina e di coperta. Ci hanno salutato e baciato e ringraziato per la collaborazione, non si sentivano terroristi ma combattenti di una causa».
Lei sostiene che le armi siano state caricate ad Alessandria d'Egitto.
«La maggior parte delle armi sì. E lo dico per un motivo: ad Alessandria ho notato una troupe televisiva che portava delle valigie e mi hanno detto che dovevano girare un film di guerra. E poi sono scesi con valigie diverse. Come è possibile? Un film? E' lì che c'è stato lo scambio».
Lo ha mai detto?
«No. O meglio l'ho scritto nel libro, dall'autorità giudiziaria non sono mai stato sentito, anche se mi avevano chiamato, ma ero a bordo e non potevo andare».
Il dirottamento è durato 51 ore, dalle 13,15 del 7 ottobre poi?
«E per altri tre giorni siamo stati sequestrati in Egitto, ci fu il cosidetto ricatto egiziano. Non sono tornato subito a casa, ho continuato a navigare e arrivati a Genova ci fu un vero e proprio "attacco" di giornalisti da tutto il mondo, eravamo circondati. Quel giorno da Napoli fu allestito un treno speciale che arrivò direttamente nel porto di Genova e poi dopo la festa sparirono gli oggetti di valore che erano in cassaforte. I terroristi dicono che loro non hanno mai portato via niente, non si sa dove sia andato a finire il tesoro e anche questo è un altro mistero».
Per quale motivo ha voluto scrivere il libro?
«Della storia delle armi non è stato mai detto e poi l'Achille Lauro è una nave che ti rimane dentro per sempre».
E' cambiata l'anima della nave dopo il dirottamento?
«Sì, ricordo bene soprattutto nella sala macchina c'erano i segni dei proiettili».
L'anno scorso lei è stato protagonista di un fatto: è stato arrestato per le schede elettorali e dei brogli in occasione delle elezioni al Comune di Minturno. Scriverà un libro anche su questo?
«Sì. Le spiego, ho una certa esperienza: il Comune di Minturno mi ha inviato a prendere i voti di chi era a casa, ho dimenticato delle schede nella borsa dove c'erano le matite e tutto quanto, era una borsa non mia, ma dove c'erano gli oggetti di seggio. Sa come mi sento? Come la vittima di un disguido che mi ha portato a tutta questa situazione».
Torniamo alla Achille Lauro ci pensa almeno una volta al giorno?
«Sì, penso sia alle cose belle che a quelle brutte e c'è la frase del comandante che arriva dall'interfono e che circola spesso nei pensieri. E' un episodio che è passato, sono arrivato a 57 anni e la vita non si è fermata a quel momento. Va avanti». Sì avanti tutta.