Il calcio come strumento per raccontare storie di vita, specchio fedele della società e delle città che crescono e si evolvono. Un tema sempre caldo, soprattutto a Latina, che divide l'opinione pubblica tra passione, tifo e anche un po' di politica. Si può riassumere così l'incontro-dibattito che si è svolto ieri al Circolo Cittadino di Latina, servito ad aprire la prima edizione del festival della narrazione, "Il potere alle storie", che durerà quattro giorni con diversi eventi con il tema calcio a fare da sfondo. Un pallone che rotola per raccontare il mondo, la società e la città capoluogo, si è discusso di questo davanti ad una platea gremita con alcuni protagonisti del calcio pontino: il campione della Lazio e della Nazionale Vincenzo D'Amico, due giocatori storici anni ‘70-‘80 come Franco Morano e Tony Montecalvo, il campione ancora in forza al team del capoluogo, Ruben Olivera, il giornalista Renato Di Bella e una figura "crossover" come il sindaco Damiano Coletta che è entrato subito nel vivo del dibattito: «Il calcio è lo specchio fedele sociale e politico della nostra città. Lo è sempre stato e lo sarà. La mia esperienza comincia prima da appassionato tifoso, poi da calciatore. Nel 2007 dopo un doloroso fallimento sono stato tra quelli che proprio in questo luogo, in un'assemblea pubblica, decisero di contribuire a restituire una società di calcio alla città. Ma ci tengo a ribadire come sia andato via non appena mi accorsi di non essere in sintonia con quello che accadeva fino all'epilogo doloroso per tutti i tifosi. Ma io sono dell'avviso che una società di calcio la Serie B se la deve meritare, così come deve meritarsela la città. Probabilmente noi non eravamo pronti ad una cosa del genere. Adesso la cosa mi riguarda da primo cittadino e in quanto tale ho fatto di tutto affinchè si potesse ripartire». Ma a scaldare la platea ci ha pensato lo scrittore Antonio Pennacchi, che, invitato sul palco, ha illustrato la sua posizione, come sempre mai banale e controcorrente: «Sono bloccato sul definire il rapporto che c'è tra calcio e città, sto studiando a riguardo. Ma quello che è accaduto ultimamente non mi è piaciuto, la città ha accettato la perdita della serie B senza fiatare per colpa dei poteri forti. È stato anche un problema di pregiudizio razziale per Maietta perché è nero e l'altro perché zingaro».
Una "bomba" vera e propria che il moderatore Vittorio Buongiorno ha cercato di disinnescare ma che non ha certo lasciato indifferente il pubblico presente che prima aveva potuto godere delle storie degli invitati. Dall'amore per la città di uno come Vincenzo D'Amico «per me da piccolo quel campo di calcio era un sogno e il non aver potuto indossare quella maglia è ancora uno dei crucci maggiori», passando per le storie di chi da Latina attraverso il calcio è stato "adottato", come Ruben Olivera: «Latina non sapevo dove fosse, poi ci ho giocato in Serie B e sia io che la mia famiglia ci siamo innamorati. Essere stato chiamato per la Serie D mi ha reso l'uomo più felice del mondo».
Sulla stessa lunghezza d'onda Franco Morano che però non ha mancato di bacchettare l'attuale società: «Fa male che nessuno di noi vecchie glorie che facevamo parte di quello storico Latina non siamo stati neanche interpellati per il nuovo progetto, soprattutto riguardo il vivaio. Forse siamo stati ritenuti non all'altezza».
Interessante anche l'intervento del giornalista Renato Di Bella, che ha ricordato come il calcio sia stato veicolo di crescita anche per la stampa locale, diventata megafono per far conoscere la città anche in tutta Italia, come nel caso delle vittorie in Lega Pro con mister Stefano Sanderra, un altro "figlio adottivo" di questa terra, dimenticato colpevolmente in platea dagli organizzatori. Insomma, il calcio racconta il tempo e la crescita della nostra città. Ma una cosa è certa: non smetterà mai di far discutere.