Alzata di scudi delle organizzazioni sindacali provinciali sui dati emersi dal rapporto Ermes, che vede il Comune di Terracina al quinto posto in Italia per giorni non lavorati. Le segreterie di Cgil, Cisl e Uil, sezione funzione pubblica, rispediscono al mittente quelli che definiscono «semplici dati non accompagnati da conoscenza e analisi delle diverse situazioni». E pongono invece l'attenzione sui problemi storici del pubblico impiego. L'età media di 50 anni dei dipendenti pubblici, il blocco del turnover e delle assunzioni, i pensionamenti non rimpiazzati, lo stallo in cui si trovano i «vincitori e gli idonei che hanno superato i concorsi pubblici». Problemi non certo attribuibili ai dipendenti, che ricadono però sui Comuni.

Sul caso Terracina, Cgil, Cisl e Uil hanno pochi dubbi. «Si può facilmente constatare che l'anno di riferimento della rilevazione statistica si riferisce a quello in cui l'allora commissario straordinario ha dovuto obbligatoriamente concedere le ferie arretrate e mai godute nelle precedenti amministrazioni». I sindacati si dicono anche «basiti per quanto affermato dal primo cittadino: non ci risulta che nel contratto enti locali sia prevista la 14esima mensilità, non ci risulta essere solo prerogativa dei dipendenti pubblici la possibilità di accedere ad un mutuo o un prestito». E non risulta che sia di 81 la quota di giorni non lavorati dai dipendenti: «Ma che la stessa rientri nella media nazionale, cioè di 59,3 giorni». Faranno su questo un accesso agli atti. Quanto al sindaco: «Emanasse linee politiche più incisive ai dirigenti da Lui scelti per l'organizzazione della macchina amministrativa - incalzano - dirette a sradicare, nel caso vi fossero, eventuali abitudini createsi in passato».

Da ultimo, un focus sulle condizioni di lavoro degli impiegati pubblici: «Mancanza di formazione, sedi vetuste e non rispondenti alle norme igieniche e di sicurezza, attrezzature informatiche oramai superate». Nonché «l'inadeguatezza di chi amministra, la mancanza di obiettivi politici certi e qualificanti, l'instabilità politica e anche l'arroganza di chi, anziché dare indirizzi e controllarne l'attuazione, si sostituisce ai tecnici imponendo scelte di dubbia praticabilità».