Accadono cose poco comprensibili attorno alla vicenda del Centro di Alta Diagnostica, e qua e là si va registrando anche qualche intervento fuori luogo, come quello della Fondazione Sanità e Ricerca che esterna in nome e per conto della Fondazione Roma, malgrado le due entità siano sempre prontissime a rimpallarsi la paternità di iniziative e di competenze ogni volta che viene tirata in ballo la questione del Centro di Alta Diagnostica di Latina, voluto da uno e ora gestito dall'altro.
Quisquilie, diceva Totò, di cui si dà conto qui sotto, per quel po' che può interessare ai lettori.
Vale invece la pena provare a dare una spiegazione alle ragioni che stanno alla base dell'incomprensibile ritardo con cui la stessa Fondazione Sanità e Ricerca e il Comune di Latina si stanno preoccupando di dare una risposta definitiva al quesito che aveva scomodato perfino il Presidente nazionale dell'associazione dei radiologi italiani: cosa succederà se il progetto iniziale accreditato dalla Fondazione Roma dovesse subire dei ritocchi con la sostituzione di una Pet-Rm 3 Tesla con una mano sofisticata Pet di ultima generazione? La risposta ufficiale c'è già, ed è che secondo il professor Grassi non cambierà nulla, ma il problema vero è un altro, quello di cambiare le carte in tavola.
Il progetto iniziale del Centro di Alta Diagnostica è stato infatti accompagnato da una serie di protocolli d'intesa e accordi di programma sottoscritti da enti pubblici e istituzioni locali e non, oltre che finanziato con 800 mila dalla Provincia di Latina. Come aveva sostenuto l'ex Presidente di via Costa, Eleonora Della Penna, se si cambia programma in corsa, sarà necessario restituire quel denaro alla Provincia, altrimenti ci si spianerà la strada verso la Corte dei Conti.
Consapevole di questo, l'amministrazione Coletta, che non soltanto sostiene l'intenzione della Fondazione Sanità e Ricerca di sostituire i macchinari previsti, ma intende anche rinunciare alla sede quasi ultimata di viale XVIII Dicembre e spostare tutto al Goretti, avrebbe scritto al vicepresidente di via Costa chiedendo di rinunciare alla restituzione del finanziamento accordato e liquidato per sostenere le spese di realizzazione della sede del Centro di Alta Diagnostica. Pare che la risposta di via Costa sia stata netta: no.
E il rifiuto tiene fermo l'iter della struttura, che nel frattempo ha perso quasi tutto: sostenitori, appeal, credibilità e tempo, troppo tempo.
E' improbabile che Coletta voglia aspettare di diventare Presidente della Provincia per risolvere da solo questo brutto incidente di percorso, ed è altrettanto improbabile che si trovi un dirigente pronto a firmare un pezzo di carta così «ruvido».
Sarebbe il via libera alla prosecuzione del progetto, qualunque esso sia, ma anche una autodenuncia per invocare l'intervento della Corte dei Conti.