Lo squalo bianco è uno scafo largo sette metri e nella notte di inizio primavera si muove lentamente nel budello di via Vitruvio, quasi sfiora i balconi. Non è un film dell'orrore ma l'immagine della caparbia speranza che anche quaggiù, nel sud profondo e devastato dalla crisi economica, c'è chi non si arrende e continua a voler lavorare, proprio qui nel sud pontino da dove tutti vorrebbero scappare. Ed è un lavoro che si può fare soltanto qui, da artigiani e operai che sanno costruire le barche vip migliori del Mediterraneo. Però portarle in acqua è un'impresa improba, anzi è una sfida alla burocrazia, alle strade e alla disorganizzazione.
Contro ogni ostacolo un gruppo di ex lavoratori dei cantieri navali falliti a Gaeta ha costituito una piccola srl, la Cn Group; hanno preso in affitto un capannone in montagna, a Castelnuovo Parano, un microscopico comune in provincia di Frosinone che si trova all'interno della Comunità Montana Aurunci e che, per questo, favorisce l'insediamento di attività produttive, cantieri navali compresi. Lì la Cn costruisce barche per una nicchia di clienti facoltosi e su commessa di un'altra azienda. La società ha accettato la sfida, limando i guadagni al minimo perché era l'unico modo per continuare a lavorare in quella zona, posto che Castelnuovo Parano è a 15 chilometri dal porto di Formia. Ma è un tragitto tempestoso e per farlo percorrere agli scafi delle imbarcazioni servono due notti e due giorni.Quella di Cn Group è una storia di resurrezione e speranza sociale, passata anche inosservata finora. Fatta eccezione per le istituzioni che autorizzano il passaggio dei carichi speciali, il resto del mondo ignora che ci sono lavoratori che pur di avere un reddito sono disposti a qualunque sacrificio, a viaggiare di notte e a mettere a repentaglio l'intera produzione, perché un danno allo scafo manderebbe all'aria la commessa in essere e i contratti a seguire.