La farmaceutica chiusa per vent'anni, pur cambiando tipo di produzione, tornerà a vivere per effetto della legge regionale 7/2017. La normativa sulla rigenerazione urbana, da poco approvata dalla Regione Lazio, potrà far storcere il naso a chi di urbanistica si intende, dando la possibilità ai proprietari dei siti dismessi di costruire un 35% di cubature in più e in alcuni casi modificare la destinazione d'uso finale dei fabbricati che possono essere demoliti e ricostruiti ex novo. Cubature in più, in una città dove alla drastica riduzione dei prezzi di vendita dei nuovi appartamenti e all'alto tasso di invenduto non fa riscontro la diminuzione delle richieste di concessioni immobiliari.
Non è però il caso della Select Pharma: la rigenerazione urbana, oltre all'apertura di una nuova attività e alla garanzia di nuovi posti di lavoro, potrebbe rappresentare l'occasione di riqualificare una delle aree di accesso della città situata lungo la via Pontina, oggi in pessimo stato. Stando alla richiesta presentata dal privato, che solo pochi anni fa ha acquistato all'asta la vecchia fabbrica, il polo rivivrà come sito per la lavorazione di materie prime e con uno spazio dedicato alla vendita al pubblico. La lunga storia del sito industriale dismesso di via Pontina km 58.100, inizia alla fine degli anni ‘60, quando su una superficie di 26.755 mq la famiglia La Gioia realizzò uno dei primi stabilimenti farmaceutici nati in città nel periodo del boom industriale per Aprilia, che più di altri comuni beneficiò in quegli anni del denaro assicurato dalla Cassa del Mezzogiorno, il cui fine era quello di ridurre il gap economico e produttivo tra il nord e sud Italia. Negli anni i nomi usati furono vari, come le società che si avvicendarono della gestione della fabbrica – prima La Gioia, poi Lancet, infine Select Pharma – che chiuse i battenti per fallimento nel 1996. Per qualche anno una parte del complesso, che si compone di 7 corpi di fabbrica collegati tra loro, venne utilizzato come spazio espositivo per piastrelle e pavimentazioni. Poi più nulla, solo degrado, vetri rotti e cumuli di spazzatura. Si trova traccia di due diversi tentativi di vendita all'asta. Il primo risale al settembre 2013, quando il curatore fallimentare Fabrizio Campagna, provò a cedere la proprietà distribuita sui 26 mila 755 mq di terreno per 3 milioni di euro come base d'asta, dal quale erano stati detratti gli 84 mila euro serviti per l'incapsulamento dei materiali in cemento-amianto con cui erano realizzate le coperture. Troppo per una struttura che necessitava di lavori di adeguamento sismico e riqualificazione per 840 mila euro. L'asta andò deserta, così come quella indetta per l'anno dopo e con un prezzo sceso a 1 milione 900 mila euro. Solo dopo un ulteriore calo del prezzo una società apriliana acquistò l'intero complesso che a breve potrebbe tornare in funzione.