Inattuabile e insostenibile. Così Fondazione e Ricerca ha definito il progetto dell'Alta Diagnostica nonostante un accordo di programma, i locali approntati e soldi già spesi da Comune e Provincia. E così lo hanno definito le parti interessate, in primis il Comune di Latina, capofila di questa virata decisa verso il cambio di rotta del progetto che doveva essere il fiore all'occhiello di una provincia in debito di grandi opere e che invece sarà ridotto al potenziamento dell'ospedale con due macchinari e di una sala operatoria. Ieri i termini della vicenda sono emersi chiari nella commissione Ambiente ed urbanistica con maggioranza ed opposizione che si sono trovati a leggere la proposta di delibera da portare in consiglio in grande fretta. In sostanza nella delibera si prende atto che Asl, Fondazione, Università, Comune e Provincia oncordano nel prendere atto che la gestione del centro di alta diagnostica da parte di Fondazione sanità e ricerca, così come previsto dall'accordo di programma e dalle convenzioni quadro e attuativa, per un periodo di trenta anni "sarebbe stata sicuramente inattuabile e comunque insostenibile". Dunque la Rmn 3 Tesla e la Tc force finiranno al Goretti in un progetto che prevederà anche la realizzazione all'interno del blocco operatorio di una camera operatoria ibrida, un ambiente ad alta tecnologia.
I tempi dettati da altri
Come mai questa urgenza e perché trovarsi ad approvare un atto a pochi giorni dal voto in Provincia e con scenari politici che potrebbero cambiare? Se lo è chiesto Alessandro Calvi mentre Calandrini ha contestato il tentativo di far passare per convocazione in urgenza il cambio radicale di un accordo di programma, quello che negli atti è definito definito una rimodulazione ma che per lui è "un annullamento". La risposta è stata che Fondazione Roma doveva riunire il Cda il 30, ma poi lo stesso ente di ricerca ha rinviato la seduta mentre contestualmente la Asl ha chiesto tempo presentando delle proposte di modifiche all'accordo presentando. Come si mette con la Provincia che ha chiesto formalmente la restituzione degli 800mila euro impegnati a suo tempo? Anche questo nodo è stato sciolto ieri con la maggioranza che ha spiegato che a restituire i soldi sarà la Fondazione, una opzione già accettata da Bernasconi. A fronte di questo quadro il dato più rilevante che è emerso è che di fronte alla chiusura di Fondazione Sanità e Ricerca, e all'entrata a pieno titolo nel progetto della Asl, non è più il Comune a dare le carte, piuttosto si limita a prendere atto che da un centro di eccellenza si passerà a una donazione di macchinari.
I dubbi
"Ci sono troppi giri di parole in questo accordo per non far sembrare la realtà quello che è: questa è una donazione di macchinari come già Fondazione Roma ha fatto all'ospedale di Latina, si sta facendo un ritorno al passato, alla prima ipotesi di progetto senza tener conto dei soldi spesi dal Comune e senza tener conto che Fondazione Roma ha sempre rifinanziato progetti in perdita ovunque, in tutte le città dove ha operato". L'opposizione ha messo in luce anche il tradimento delle finalità delle prestazioni in regime di privato sociale che aveva il centro, la possibilità di esami gratuiti o al 50%, anche se la Ciolfi ha spiegato che l'ospedale assolve alla funzione delle prestazioni in regime di mancato pagamento del ticket per le fasce meno abbienti. Rilevante anche la perplessità di Zuliani che ha ricordato la lettera della direzione sanitaria della Asl a Coletta dove si legge che mentre per la tc force i tempi saranno immediati «per la sala ibrida così come per l'installazione della Rm 3 Tesla, è necessaria la realizzazione della nuova palazzina del Goretti il cui progetto, pur essendo già stato approvato dalla Regione Lazio, è in attesa della conferma del finanziamento da parte del Ministero della Salute». Insomma i tempi si allungano e il progetto si dilata. Ieri al commissione non ha votato troppi i passaggi ancora da definire.