Espropriare torre Olevola per realizzare lì il museo delle torri costiere (tutte private) di cui si parla da anni. È quanto messo nero su bianco dalla Giunta di San Felice Circeo in una delibera di ottobre 2017, quando il bene era stato messo in vendita dalla Fondazione Gaslini con asta pubblica che è andata deserta. Ad oggi, però, sebbene in quell'atto si conferisse incarico al settore Lavori pubblici per dare esecuzione a quanto stabilito, non è stato fatto alcunché. O quantomeno nulla è rilevabile tra gli atti pubblicati sull'albo. E sono passati già sette mesi. Che ne sarà quindi di torre Olevola?
Il dubbio è legittimo, visto che sui tempi di esecuzione di questo esproprio, evidentemente non tra le priorità dell'amministrazione, è calato il silenzio. Il tema, dopo la delibera, non ha interessato un granché la politica, sia maggioranza che minoranza, sebbene poi puntualmente in ogni programma elettorale ci si ritrovi a leggere fiumi e fiumi di parole sui beni storici e archeologici del Circeo. Torre Olevola è uno di questi beni. Nella delibera già citata, che è la numero 168 del 25 ottobre 2017, si ripercorre la storia di quest'edificio, costruito nel 1700 senza subire mai interventi di demolizione e ricostruzione. «Pertanto costituisce un esempio integro di architettura storica». Un dettaglio che fa la differenza, anche se oggi l'immobile versa in condizioni pietose. A esserne proprietario, dopo una complessa e travagliata vicenda di vendite illegittime - un privato l'aveva alienata vantando sulla torre un diritto che non aveva - e reintegri disposti dal Tribunale, è la Fondazione Gaslini di Genova. La stessa Fondazione che a settembre 2017 ha indetto la vendita con asta pubblica dell'edificio per 180mila euro (prezzo base).
È allora che il Comune di San Felice Circeo è intervenuto in fretta e furia con la delibera in cui ha manifestato la volontà di espropriare il bene. Nell'atto si parla della necessità di formulare istanza al ministero per i Beni culturali ai fini dell'emissione del decreto di pubblica utilità, delegando e autorizzando quindi il Comune a effettuare i passi successivi. Al responsabile del settore Lavori pubblici, invece, il compito di conferire incarichi per la redazione del progetto di ristrutturazione e per la perizia di stima dell'immobile da espropriare. Della «urgenza» di cui si parlava nell'atto, dichiarandolo immediatamente esecutivo, probabilmente se n'è persa traccia. Oggi è ancora tutto come sette mesi fa e chissà quali saranno i tempi, notoriamente tutt'altro che rapidi, della burocrazia. Intanto la torre resta abbandonata a se stessa.