La Recordati approda oltre la Manica. Gli azionisti di Fimei, holding che detiene circa il 51,8% delle azioni del gruppo farmaceutico - secondo quanto riporta Adnkronos - hanno raggiunto un accordo per cedere la loro intera partecipazione a un consorzio di fondi di investimento controllato dal fondo britannico Cvc Capital Partners. Lo comunica in una nota Cvc Capital Partners, precisando che il corrispettivo dell'operazione è di circa 3 miliardi di euro, pari a 28 euro per ciascuna azione di Recordati, e sarà pagato per circa 2,3 miliardi al closing dell'operazione e per 750 milioni in strumenti finanziari di debito subordinati di lungo termine.
L'accordo, spiega la società, è condizionato unicamente all'ottenimento da parte degli investitori delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità antitrust nelle giurisdizioni coinvolte. All'ottenimento di tali autorizzazioni, dopo il closing dell'operazione, in base alla normativa italiana, gli investitori dovranno lanciare un'offerta pubblica di acquisto totalitaria rivolta a tutti gli azionisti di minoranza. Offerta che ha già permesso una ricapitalizzazione di 7 miliardi. «La famiglia Recordati - spiega il presidente e amministratore delegato di Fimei, Alberto Recordati - comunica di aver raggiunto un accordo con Cvc e i suoi co-investitori che vogliono investire e sviluppare la società nei prossimi anni. Questa importante decisione ha il sostegno di tutti gli azionisti di Fimei». Bisognerà quindi attendere l'ultimo trimestre del 2018 nel frattempo Andrea Recordati manterrà la carica di amministratore delegato: «Sono lieto di aver incontrato un gruppo di investitori di alto profilo, per continuare a sviluppare la società negli anni a venire - afferma Andrea Recordati -. Sono altresì lieto che Cvc mi abbia chiesto di rimanere nella società come Ceo, insieme all'attuale management team, riconosciuto per la sua professionalità e dedizione. Nel processo di selezione del partner migliore per far ulteriormente crescere Recordati - sottolinea - è stato importante trovare una parte che permettesse alla società di rimanere indipendente, con continuità per il management e gli altri dipendenti e di accelerare la sua strategia di crescita attraverso acquisizioni. Pertanto - conclude - ho scelto di reinvestire personalmente in questa operazione, a fianco degli investitori». Una iniezione di fiducia quindi per i lavoratori che ora si chiedono, naturalmente, quali potranno essere le scelte della nuova proprietà. Ieri il rappresentante della Cisl Luciano Tramannoni ha sollevato qualche dubbio invitando la proprietà a tranquillizzare i dipendenti del sito di Campoverde: «Con grande dispiacere ho appreso questa notizia che oramai era nell'aria da diverso tempo soprattutto per me che sono ancora suo dipendente ed ho vissuto i miei primi anni come lavoratore e come delegato sindacale nell'azienda chimica di Campoverde. Sicuramente dovremmo incalzare i nuovi azionisti quale progetto industriale vogliono realizzare quali investimenti su quali classi terapeutiche ma soprattutto quale stabilità dell'assetto di governace per i prossimi anni? Dobbiamo interrogarci che fine faranno le aziende italiane che hanno fatto la storia industriale nel nostro paese. Ma soprattutto i governi precedenti e l'attuale, oltre gli slogan elettorali, cosa vuole fare?».