Limitare il lavoro festivo e domenicale. L'idea è tornata prepotentemente alla ribalta grazie alla presentazione di una proposta in tal senso da parte della maggioranza che sostiene il Governo Conte.
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa (M5s) ha presentato al Parlamento una proposta di legge sul lavoro domenicale e festivo. Emerge il limite del 25% dei giorni festivi e delle domeniche durante i quali gli esercizi potranno essere aperti, reintroduce i turni tra il personale che vive sul territorio dove le aziende sono ubicate e rimanda agli enti locali il compito di rendere esecutive le nuove norme, che non si applicheranno però ai comuni ad alto potenziale turistico. Si torna quindi in buona sostanza all'epoca precedente al decreto Salva Italia, voluto dal governo Monti nel 2011 (dl 201/11). Il ministro dello Sviluppo economico e ministro del Lavoro e delle politiche sociali Luigi Di Maio aveva anticipato questa proposta di legge lo scorso 20 giugno, anche per porre un freno allo sfruttamento.
In provincia il tema è particolarmente sentito, visto che tantissimi sono i centri commerciali o gli esercizi nei centri storici che restano aperti nei festivi e la domenica. Sull'argomento interviene il segretario dell'Ugl Terziario Alberto Ordiseri. A seguito di un primo incontro con il direttivo, Ordiseri si è voluto soffermare sulla proposta del neo Ministro del Lavoro Luigi Di Maio sull'eventuale chiusura dei Centri Commerciali o attività simili, nelle giornate domenicali e durante i festivi. «E' questa una vicenda che sta molto a cuore ai lavoratori di questo settore che spesso vedono il lavoro in questi giorni quasi come una punizione - spiega Ordiseri - Tornare indietro sarà complicato e sicuramente andrà fatto un distinguo tra le varie aziende del settore: è impensabile che ristoranti, bar, edicole, stabilimenti balnerari o lavori prettamente stagionali possano riposare in queste giornate, però è altrettanto vero che dati alla mano non è grave perdita di incassi per le attività se saranno chiuse alcune domeniche dell'anno che non prevedono picchi di incassi. Gli orari di lavoro sono per altro già normati dalla l. 66/2003 che prevede una turnazione con un maggior numero di dipendenti, le aperture domenicali sono affrontate dalle aziende con lo stesso personale per lo più mal pagato. Per altro i part-time hanno già delle limitazioni sul lavoro domenicale e nella maggior parte dei casi è su base volontaria, mentre il lavoro nelle festività infrasettimanali non è mai obbligatorio: vorrei sapere a quanti lavoratori è stata data scelta.
Dal punto di vista datoriale il lavoro domenicale nell'arco di tutto l'anno, vale quasi un punto di PIL, possiamo rinunciarci in questo momento in cui la disoccupazione è ai massimi storici?
Con queste premesse non possiamo che guardare che con interesse la proposta del Ministro chiedendo che le eventuali chiusure vadano ad impattare positivamente sul mondo del commercioGli Enti Locali avranno un ruolo di controllo nell'individuare con proprio regolamento quando e chi potrà tenere la serranda alzata nelle giornate segnate in rosso. Immaginiamo il periodo a ridosso del Natale e della Pasqua, nonchè dei saldi invernali ed estivi. La stagionalità delle località deve essere reale e non fittizia. Una limitazione delle giornate di lavoro domenicale potrebbe, sentendo gli umori degli iscritti, migliorare la qualità della vita dei dipendenti, l'importante, in conclusione, è trovare una quadra che permetta anche alle aziende di non perdere fatturato».