L'amministrazione Coletta si appresta a perfezionare gli ultimi ritocchi del progetto di variante da cui dovrà venir fuori il nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili, il PUA, e l'incarico di redigere il progetto è stato affidato all'architetto Cristoforo Pacella. Ben venga il nuovo libro della marina targato Lbc, ma perché sia davvero nuovo, il prossimo PUA dovrà tener conto di alcune indicazioni preliminari che proviamo a suggerire.
La prima cosa da fare è cancellare l'attuale assetto delle concessioni venuto fuori dalla improbabile localizzazione degli stabilimenti balneari introdotta dall'amministrazione Zaccheo dodici anni fa. Una volta fatta tabula rasa dell'esistente, l'amministrazione potrà cominciare a studiare quale potrebbe essere la migliore localizzazione dei tratti di spiaggia da concessionare, tenendo conto della ripartizione 50 e 50 degli spazi da suddividere tra spiaggia libera e spiaggia in concessione. Su questo punto sarebbe opportuno che l'amministrazione partisse dal presupposto che il tratto di spiaggia di competenza del Comune di Latina va da Foce Verde a Rio Martino, e che la ripartizione degli spazi va fatta lungo l'intero tratto, e non come è accaduto finora con un artificio inaccettabile che considera il tratto Capoportiere Rio Martino spiaggia libera, e il tratto Capoportiere Foce Verde spiaggia da affidare in concessione. Intanto perché coloro che preferiscono frequentare il tratto di litorale prospiciente il Lago di Fogliano non hanno a disposizione alcun tipo di servizio oltre quello offerto dai chioschi; in secondo luogo perché nel tratto urbanizzato, quello tra Capoportiere e Foce Verde, è un controsenso costringere tutti i residenti a servirsi di uno stabilimento piuttosto che lasciare loro la libertà di optare per la spiaggia libera. Non è pensabile che un cittadino proprietario di una casa a Capoportiere o a Foceverde si veda costretto a salire in auto per raggiungere la zona di Rio Martino se vuole andare in spiaggia libera.
Dunque sarebbe buona regola prevedere un'equa ripartizione degli spazi da concessionare lungo l'intera linea di spiaggia di competenza comunale.
Non è nemmeno difficile stabilire quali debbano essere i punti da riservare alla libera fruizione e quali destinare agli stabilimenti. Sarà sufficiente che il progettista e qualche tecnico comunale facciano una passeggiata a piedi sulla spiaggia partendo da Caportiere: nei quattro chilometri di percorso fino a Foce Verde ci sono una quantità di tratti di duna di fronte ai quali, dall'altra parte della strada Lungomare, non ci sono insediamenti residenziali né commerciali. A lume di naso, si potrebbe sostenere che quelli sono intanto gli spazi più indicati per essere affidati in concessione. Come d'altro canto è auspicabile che di fronte ad insediamenti capaci di ospitare cento o anche duecento residenti concentrati in duecento metri non vengano piazzati stabilimenti che costringerebbero quei cittadini a spostarsi verso destra o verso sinistra per cercare il loro pezzetto di spiaggia libera. Una questione di buonsenso, ma finora è dimostrato che al Lido di Latina il buonsenso non è di casa, visto che ci sono anche tre stabilimenti addossati uno all'altro senza soluzione di continuità di fronte a palazzi. E quello che vale per i residenti, vale altrettanto per le attività commerciali disseminate sulla strada Lungomare. Il Comune deve confrontarsi con gli operatori della marina, ma sul serio, non soltanto per darsi una patina di disponibilità al dialogo. Posizionare uno stabilimento proprio di fronte ad un campeggio significa costringere i clienti del campeggio a caricarsi di sdraio e ombrelloni e spostarsi a piedi di qualche centinaia di metri per cercare un tratto di spiaggia libera. Allo stesso modo, infilare uno stabilimento proprio di fronte ad un paio di bar e attività di ristorazione significa creare le condizioni per una concorrenza che non fa bene ad alcuno, oltre che danneggiare tutti con i posteggi delle auto che al mare in piena stagione non sono mai abbastanza.
E proprio sulla questione parcheggi si gioca l'appetibilità di una concessione rispetto ad un'altra. Ci spieghiamo: mentre sul tratto di marina Capoportiere-Foceverde è possibile per gli operatori balneari individuare degli spazi privati da prendere in affitto per la stagione favorendo così la clientela, sul versante di fronte al lago di Fogliano questa possibilità è preclusa, e quindi non sarà facile trovare imprenditori disposti a partecipare a un bando per ottenere la concessione sul tratto Rio-Martino. A meno che non si istituiscano servizi navetta, oppure si preveda, magari con lo stesso bando, la possibilità per i concessionari di prendere in affitto degli stalli comunali per la durata della stagione balneare. In ogni caso, se riescono a sopravvivere i chioschi, possono farcela anche gli stabilimenti. E che non venga in mente a qualcuno di obiettare che da quella parte, in zona Parco, non è possibile insediare degli stabilimenti balneari, perché se accade a Sabaudia e San Felice Circeo, si può fare anche a Latina. C'è anche chi non vede di buon occhio la presenza di stabilimenti nel tratto Capoportiere-Rio Martino, perché, a differenza della «leggerezza» dei chioschi, finirebbero comunque per alterare l'equilibrio di una zona che merita di essere conservata e tutelata. Forse hanno ragione in questo caso i cultori dell'inviolabilità di un ecosistema che tutti ci invidiano, e magari sarebbe il caso di prestare la massima attenzione alle loro obiezioni. Purché, nel caso in cui il PUA volesse tener fuori quel tratto di litorale dal sistema delle concessioni per gli stabilimenti, non si torni allo stratagemma di considerare quel tratto di mare come il 50% da destinare alla libera fruizione, intasando a dismisura il tratto Capoportiere-Foce Verde. La regola del 50 e 50 andrebbe quindi applicata ai quattro chilometri compresi tra la foce del Mascarello e l'idrovora di Piazzale Loffredo. Ultima raccomandazione, ben venga la destagionalizzazione, perché con il clima che abbiamo il nostro litorale si frequenta pressoché lungo l'intero arco dell'anno. Stiano dunque aperti anche d'inverno, ma ad una condizione, che stiano aperti per davvero e che offrano un servizio ai cittadini. Perché se la regola che gli stabilimenti possono restare al loro posto anche fuori stagione non è accompagnata dall'obbligo di tenere aperte le strutture, tanto vale farli smontare come avviene adesso. Perché di avere dei mausolei piazzati in spiaggia e chiusi non importa a nessuno, tranne che ai proprietari delle strutture. E se per caso, facendo le cose per bene con il nuovo bando di gara, si riuscisse anche a fare in modo che gli impegni presi dai partecipanti per ottenere la concessione vengano rispettati una volta entrati in esercizio, quello sì sarebbe un nuovo libro di questa vicenda che fino ad oggi, salvo casi sporadici, ha saputo produrre soltanto pirateria commerciale al limite del consentito. Quanti posti di lavoro sono stati creati finora dagli undici o dodici stabilimenti balneari concessionati dodici anni fa?