Oltre ai 96 mila 96 moduli fotovoltaici di dimensioni variabili tra i 6 e i 24 metri, per far funzionare il generatore di corrente elettrica da 40 MW/p – con una producibilità di 60 GW/h l'anno – serviranno trasformatori contenenti oli potenzialmente inquinanti e accumulatori sperimentali Ess con soluzioni al litio, a rischio incendio dunque sottoposti alla normativa Seveso. E' quanto emerge dal progetto che la STN I srl ha protocollato il 3 ottobre scorso in Regione e con cui il legale rappresentante della società romana, Fabio Giammei, chiede di avviare la procedura di impatto ambientale, preliminare alla realizzazione nei terreni agricoli di Quarto delle Scalette, nel cuore di Casalazzara, di un mega generatore di corrente elettrica da fonte solare a 200 metri dal confine con Ardea.
Un piano che giovedì prossimo passerà al vaglio della commissione ambiente di Aprilia e che rischia di calamitare polemiche non solo rispetto al consumo di suolo legato alla realizzazione del parco fotovoltaico, criticità evidenziata dalla Lega di Aprilia. Poco distante da dove la Ecosicura vorrebbe realizzare una discarica, nel terreno di 60 ettari di proprietà dell'azienda agricola della famiglia Pietropaoli, la società romana vorrebbe installare pannelli fotovoltaici a terra inclinati di 20 o 30 gradi. L'area individuata sorge a ridosso dei fossi dell'Acqua Buona e Voiarello e pur figurando in una zona tipizzata dal Ptpr come paesaggio agrario di rilevante valore – zona agricola secondo piano regolatore – non risulta sottoposta a particolari vincoli. Duecento metri più avanti a nord ovest il confine con Ardea, comune che ha di recente provveduto a sottoporre a vincolo i propri territori periferici. Il consumo di suolo in quella porzione di periferia già attraversata da cavi dell'alta tensione e da condotte del gas, potrebbe non essere l'unico aspetto preoccupante per i detrattori. La relazione tecnica presentata in Regione dai proponenti infatti fa riferimento alla presenza nell'impianto di sostanze potenzialmente inquinanti e infiammabili, sottoposte dunque a normativa Seveso. «Le uniche sostanze fonte di potenziale inquinamento – si legge nella relazione allegata al progetto – sono gli oli dei trasformatori e la soluzione elettrochimica degli accumulatori. I dispositivi verranno alloggiati all'interno di strutture in grado di garantire un sicuro confinamento delle eventuali fuoriuscite». Vasche di sicurezza dunque realizzate su teli impermeabili. L'installazione sperimentale di batterie agli ioni di Litio, necessarie al differimento temporale tra la produzione di energia e l'immissione in rete, rappresenterebbero una ulteriore criticità. «Non si rilevano elementi di pericolosità per l'uomo o per l'ambiente in generale, se non per la presenza della già richiamata soluzione al litio negli accumulatori Ess e dell'olio nei trasformatori, entrambe sostanze classificate infiammabili rispetto al rischio incendio. Gli accumulatori sono anche soggetti a normativa Seveso».
Il progetto, che una volta autorizzato prenderà forma in 15 mesi e dal costo stimato di 23 milioni di euro, secondo l'azienda potrebbe però essere foriero di vantaggi per Comune e privati, con costi ridotti per l'energia elettrica in virtù della filiera corta e un abbattimento nelle emissioni di Co2 stimate di 30 mila tonnellate l'anno.