A distanza di quasi 10 anni dai fatti il direttore di "Latina Oggi" Alessandro Panigutti e l'articolista Graziella Di Mambro sono stati definitivamente assolti con formula piena dalla Cassazione "perché il fatto non costituisce reato" dall'accusa di diffamazione aggravata. La decisione degli "ermellini" del Palazzaccio di piazza Cavour è di particolare importanza per la libertà di stampa riconosciuta dall'art. 21 della Costituzione.

"La quinta sezione penale della Suprema Corte, presieduta da Rosa Pezzullo, nonostante il contrario parere della Procura generale, entrando direttamente nel merito e senza necessità di un ulteriore processo, ha così annullato - perché ritenuta erronea - la sentenza della Corte d'appello di Roma che due anni fa aveva invece condannato i due giornalisti per l'articolo dal titolo "Le Hogan sporche di sangue", pubblicato sul quotidiano "Latina Oggi" nell'edizione del 5 febbraio 2009 che ricostruiva le circostanze in cui era venuto a maturare l'omicidio di Igor Alfredo Franchini, attinto da 44 coltellate nel corso di una festa, e per il quale era stato tratto in arresto il coetaneo Giovanni Morlando"si legge in una nota di Stampa Romana. 

I supremi giudici hanno infatti sancito un importante principio di diritto per cui in tema di diffamazione a mezzo stampa, "non costituisce reato la formulazione, nell'ambito di un'inchiesta giornalistica, di affermazioni e ricostruzioni che rechino valutazioni offensive della reputazione dei soggetti coinvolti, quando i dati di cronaca assumano una funzione meramente strumentale per supportare un giudizio critico di contenuto diverso e più ampio, di attuale e pubblico interesse; l'attualità della notizia deve, infatti, essere riguardata non con riferimento al fatto ma all'interesse pubblico alla conoscenza del fatto e, quindi, alla attitudine della notizia a contribuire alla formazione della pubblica opinione, di guisa che ognuno possa liberamente orientarsi, con la conseguenza che solo una notizia dotata di utilità sociale può perdere rilevanza penale, ancorché capace di ledere l'altrui reputazione, e tale utilità è necessariamente connotata dall'attualità dell'interesse alla pubblicazione".

Nei mesi scorsi la Di Mambro era, purtroppo, balzata agli onori delle cronache per essere stata minacciata di lesioni per le sue inchieste sugli appalti e la corruzione legata alla gestione dei rifiuti nel basso Lazio e a Minturno. Ma in sua difesa erano subito intervenuti la FNSI - Federazione nazionale della Stampa italiana, l'Associazione Stampa Romana, l'Ordine dei giornalisti e l'Associazione art. 21.