La giunta regionale ha pubblicato nelle scorse ore le linee guida del piano dei rifiuti. Un aggiornamento che era atteso da anni e che finalmente ha preso forma. Il documento opera su un ambito regionale e su più sub-ambiti, coincidenti con le province e le aree metropolitane del Lazio. La novità più importante è che viene chiesto alal città di Roma Capitale di individuare un'area per una discarica di servizio, indispensabile a chiudere il ciclo. l Piano rifiuti regionale mira a raggiungere il 70% di raccolta differenziata nel Lazio entro il 2025.

Il piano prevede politiche attive e nuovi investimenti che permetteranno di favorire la riduzione della produzione di rifiuti e lo sviluppo dell'economia circolare: dall'introduzione della tariffa puntuale, secondo il principio "che meno si inquina e meno si paga", ai contributi per la creazione di isole ecologiche e centri di compostaggio nei Comuni del Lazio, che negli ultimi sei anni hanno già ricevuto oltre 87 milioni di euro dalla Regione, dalla riduzione degli imballaggi al contrasto del consumo della plastica monouso. Nel Lazio quasi 1,6 milioni di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati devono, dunque, trovare una idonea collocazione impiantistica. «Si evidenzia - si legge nel documento - che in base alle volumetrie attualmente disponibili, alle esigenze di smaltimento dei vari Ato e dell'insufficienza di alcuni Ato, già dall'anno 2020 ci sarà emergenza nell'intera regione in caso di mancata autorizzazioni di nuove volumetrie e nuovi impianti». Un passaggio importante se aggiungiamo quello che segue: «La maggiore criticità al momento presente nella Regione Lazio è la scarsa disponibilità di discariche per lo smaltimento degli scarti derivanti dal trattamento del rifiuto indifferenziato e dagli scarti derivanti dal recupero della frazione differenziata.

L'esigenza di volumi disponibli di discarica rappresenta una fase indispensabile del ciclo. L'obiettivo è di riduzione ed in ogni caso, nel rispetto della responsabilità del produttore si ritiene che l'autosufficienza debba essere garantita a livello di ATO territoriali. Per questo si ritiene che ogni ATO debba avere una discarica per il proprio territorio». Una frase sibillina che potrebbe essere il viatico per una riapertura della discarica già presente nella provincia ossia quella di Borgo Montello. Il Comune, con una mossa ancora senza spiegazioni plausibili, ha preferito perdere il controllo della società Ecoambiente, quella che gestisce la discarica di Borgo Montello, ora completamente in mano privata. E con questa linea indicata dal piano regionale, è abbastanza scontato che la nuova proprietà provi a rinnovare una richiesta di ampliamento.